David Gilmour sulla Laguna di Venezia

L'incanto musicale spazza via le nuvole. Il profeta dei Pink Floyd rompe la maledizione di Piazza San Marco

MILANO E DAVID GILMOUR  - I milanesi che erano stati lo scorso marzo ai concerti di David Gilmour al teatro degli Arcimboldi lo avevano capito bene. Quelli che c'erano si erano resi conto che quella esibizione live sarebbe stata ancora più suggestiva in uno spazio aperto. Quelli che non c'erano continuavano a nutrire la speranza che l'ex chitarra dei Pink Floyd potesse ritornare in Italia al più presto.

E COSI' SIA MA SULLA LAGUNA - Le profezie a volte si avverano e così per il suo ritorno estivo Gilmour sceglie uno spazio all'aperto suggestivo: piazza San Marco a Venezia. Inizia la corsa ai biglietti, in ricordo di quel concerto memorabile che i Pink Floyd hanno tenuto in laguna nel 1989. Gli stessi milanesi che erano agli Arcimboldi si sono messi in viaggio per bissare un concerto che potrebbe essere l'evento dell'estate. Eppure c'è una maledizione oggi come allora, tanto che le date del 4 e 5 agosto sono state annullate a causa di un danneggiamento alla struttura del palco. I fan restano delusi ma il signor Gilmour è testardo e promette che tornerà a suonare a Venezia a qualsiasi costo.

IL CONCERTO - "Finalmente… Sono contento di essere qui dopo 17 anni", saluta così Gilmour la platea veneziana dopo la delusione dell'annullamento. Ha mantenuto la promessa ed è ritornato a suonare venerdì e sabato scorso, nonostante i minacciosi temporali. Coloro che conoscono la storia dei Pink Floyd sanno bene che è la forza della musica "a fare il buono o il cattivo tempo". La prima parte del concerto, David Gilmour la dedica al suo nuovo album da solista, "On An Island": pezzi che trascinano, composizioni che non fanno rimpiangere i tempi che furono, viaggi inquietanti tra folk ed elettronica. Il pubblico lo accompagna quando nella scaletta appaiono pezzi come "The Blue","Where We Start" e "Red Sky at Night". Poi i ricordi volano lontano, magari alla memoria di un vecchio amico scomparso (Syd Barrett) e la musica diventa leggenda: da "Breathe" a "Time" scivolando sulle coinvolgenti "Wish You Were Here" e "Shine on You Crazy Diamond" fino ad arrivare ai brani tratti da "The Division Bell". Il tempo si ferma perché è il destino di chi fa questo mestiere, sono le lancette dell'orologio che ce lo concedono anche se avremmo voluto che quelle emozioni non terminassero mai. Emozioni sottolineate dall'intenso sax di Dick Parry e dalla tastiera di Richard Wright, altra metà dei Pink Floyd.

DREAM IS OVER - Suona ancora signor Gilmour, suona e non fermarti più, anche se sappiamo che il sogno è finito. I Pink Floyd non torneranno mai più assieme, così come il Novecento ci è scivolato tra le dita e neanche ce ne siamo accorti. Lasciaci ancora immaginare che la mia generazione - quella inconcludente degli anni del riflusso - abbia qualcosa da raccontare ai propri figli, senza piagnucolosi rimpianti o asfissianti nostalgie. Sì, finalmente avremo qualcosa da raccontare a nostro figlio, magari nato da un invincibile amore in una notte stellata. La musica unisce, fa esplodere le tensioni, aiuta a sognare, avvicina la speranza all'attimo presente.