Santos: favola nera

Il racconto di Roberto Saviano diretto da Mario Gelardi: un rigore mancato per il teatro

Metallo e ruggine. Piccoli fasci di luce che si fanno spazio, quasi ansiosi di uscire, tra le grate. Quattro bambini che giocano a fare gli adulti, un camorrista e un pallone. Arancione. Santos, lo spettacolo tratto dal racconto omonimo di Roberto Saviano e in scena al Teatro Ciak Webank.it fino al 13 febbraio, mette a nudo con troppa semplicità una verità amara.

UNA VITA SALVATA - Santos racconta la carriera dei ragazzi, che si trovano a scegliere tra il calcio e la delinquenza. Il loro compito è quello di giocare a calcetto in una piazza dove si spaccia e avvisare quando arriva la polizia. Giocano e non sanno cosa sia la speranza per il futuro. Ma come tutti i bambini sognano. E per raggiungere il sogno sono disposti a scendere a compromessi. Alcuni di loro diventano dei guardiaspalle, un altro un calciatore di serie A. Un giro di scommesse clandestine gestito dal camorrista Tonino. Un giocatore ricco ma prigioniero del debito con la camorra. La passione per il calcio dà al ragazzo il coraggio di denunciare gli interessi della criminalità organizzata nel mondo dello sport.

LA MORTE DELLE IDEE - Roberto Saviano è un'icona dei nostri giorni. Un giornalista che vive sotto scorta dal 2006 per aver denunciato i crimini della camorra. Un uomo di trent'anni che ha rotto il muro di silenzio pagando l'alto prezzo della sua libertà. In questo racconto egli descrive i modi con cui la camorra irretisce i bambini con il miraggio di soldi facili e potere. Tuttavia l'importanza del tema e la brutalità della storia risentono della mancanza di un'idea registica forte. La recitazione si appiattisce sulla re-citazione del testo narrativo, rivelandosi semplice e a tratti banale senza coinvolgere il pubblico. Un'occasione perduta per esplorare da un punto di vista teatrale un argomento tanto scottante quanto attuale.

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