Liberi amori possibili a teatro

La terza edizione della Rassegna del teatro Omessuale restituisce a Milano un'altra visione del palcoscenico

Il teatro perde la sua vitalità di stagione in stagione. Non è una novità. Con un pizzico di allarmismo basta allungare il naso tra i cartelloni per rendersi conto che le smanie televisive hanno inquinato il palcoscenico. Sì, ci sono isole felici per fortuna, ma i botteghini si rallegrano quando la formula del reality show sbircia dietro il sipario. Tuttavia, c’è un legittima vocazione sociale a cui il teatro si sta sottraendo: affrontare i pregiudizi sociali e culturali nell’ottica di riflessioni concrete. Ci sono rassegne che ci provano. La terza edizione della Rassegna di teatro Omosessuale al Libero di Milano dal 4 al 12 maggio è la prova tangibile che uno spettacolo può ancora diversificarsi da tutto il resto.

LIBERI AMORI POSSIBILI - La condivisione non è e non può essere soltanto qualcosa di virtuale – una rimpatriata nostalgica su Facebook o una foto  su Flickr – ma un atto “socialmente condivisibile” in uno spazio definito e con altri esseri umani. In quest’ottica Liberi amori possibili restituisce al teatro l’opportunità di tornare a parlare di omosessualità senza i tabù, ritagli di gossip o peggio ancora cronaca rosa. E questi “amori” sono “possibili” quando sono “liberi” in più direzioni: passaggi a ritroso (Sono diventato Etero di Lorenzo De Feo), confessioni profonde (Attrazione dell’abisso di Massimo Stinco),  oscurità di un fatto di cronaca (Le luci di Laramie di Moises Kaufman) o ottusità di un branco (12 baci sulla bocca di Mario Geraldi).

TEATRI POSSIBILI - Al Libero il merito di far riallineare Milano con realtà come quelle dublinesi o parigine in cui a teatro non si va esclusivamente per “svago”.  Ed è questo desiderio di “civiltà” a contraddistinguere in questo momento l’attività dello spazio diretto da Corrado D’Elia. Possono coesistere altri “teatri possibili” in una metropoli come la nostra? Sarebbe un peccato non trovare una risposta, vanificando lo sforzo di questa rassegna.