La Nuova Bocconi

Inaugurazioni ufficiali, premi internazionali, riconoscimenti nazionali: il palazzo di via Bligny è la superstar dell'architettura milanese

Ufficialmente inaugurata al cospetto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 30 ottobre, la Nuova sede dell'Università Bocconi è il palazzo che in questi giorni sta facendo più parlare di sé sulla scena dell'architettura internazionale. Proclamato World Building of the Year dal primo World Architecture Festival appena chiuso a Barcellona, l'edificio è stato inserito insieme a pochi altri nel recente Year Book of World Architecture - YBWA edito da Skira (240 pagine, Euro 75,00), la prima rivista annuale che riunisce le migliori costruzioni dei ultimi 365 giorni, divise per categorie.

IL PREMIO INTERNAZIONALE - Il riconoscimento assegnato a Barcellona va dunque ai due architetti
Yvonne Farrell e Shelley Mc Namara dello studio irlandese Grafton Architects che ha firmato il progetto milanese. Il premio è stato assegnato da una giuria presieduta dall'architetto e designer Robert Stern. Le motivazioni sono lusinghiere: i giurati si dichiarano impressionati dalla densità fisica e concettuale dell'edificio, da come il palazzo "porti la città alll'interno del campus". Le ragioni di tanto gradimento sono pienamente condivise dal curatore del YBWA di Skira, l'architetto Luca Molinari.

L'ESPERTO - Molinari ci spiega subito i punti forti della nuova Bocconi: "È un palazzo che unisce tradizione e modernità: come tanti edifici tipici milanesi ha un fronte urbano austero, ma sul lato si apre in una bella corte protetta dal rumore della città, qui la dimensione si fa più intima, quasi domestica. Per questa ragione abbiamo inserito questo progetto nella categoria "generous building" del YBWA: la generosità della nuova sede dell'ateneo è tutta in quel cortile, custodito da una facciata semplice e severa".

LE CRITICHE - In passato la nuova Bocconi ha suscitato anche molte polemiche: c'è chi avrebbe visto di buon grado una struttura tanto moderna più in periferia, chi l'ha definita senza tanti giri di parole "un mostro" e chi pensa sia un esempio di presunta vanità del modernismo architettonico. Molinari ha un'idea ben diversa: "Questo palazzo è
 il miglior esempio di archititettura contemporanea portato in città negli ultimi anni. Molti vorrebbero i moderni edifici in periferia: è un consolatorismo culturale pericoloso. Se la pensassero tutti così, niente Torre Velasca a due passi dal Duomo. Ogni città deve avere il coraggio di vivere il suo tempo, accogliendolo nel suo centro, nel suo cuore". Il discorso non può che toccare Milano, la sua identità: "Milano ha sempre avuto la vocazione per la modernità, è nel suo DNA. Oggi non può averne paura, sarebbe contro la sua natura".