Kartell: un Amore di Plastica

L'appassionante viaggio nel Museo dell'azienda di Noviglio, tra progetti storici e aneddoti curiosi

La prima produzione è un portasci disegnato e pensato dal suo patron, Giulio Castelli. Non poteva che partire da qui il percorso del Museo Kartell, aperto a tutti e con ingresso libero, in mezzo al verde di Noviglio.

IL DESIGN È UN PO' DI NOI - Gli oggetti progettati dalla squadra
Kartell - una formazione che ha compreso il fior fiore del design internazionale ma anche tanti "anonimi" che non di meno hanno avuto e continuano ad avere un peso decisivo nel portare avanti la produzione - raccontano una storia che non è solo dell'azienda, ma è quella dell'Italia dal dopoguerra ai giorni nostri: l'Italia dei nostri nonni e dei nostri padri, raccontata attraverso gli oggetti in mostra. 

AMICA PLASTICA - Il primo Compasso d'Oro arriva per un secchio con coperchio e dal manico colorato: è il 1955 ed è il primo esemplare di secchio in plastica, difficile non pensare alle nostre nonne mentre se ne servono nelle faccende domestiche. Tra alti e bassi, la plastica è sempre stata il leitmotiv di Kartell: funzionale eppur tacciata di scarsa "allure", l'azienda di Noviglio prima l'ha sdoganata, poi l'ha reinventata con l'aiuto di tanti designer affrontando mille sfide per trovarne nuove declinazioni d'uso. Abs, policarbonato trasparente, stampa a iniezione, verniciature: miscele innovative e processi di produzione piegati al volere della creatività, idee perseguite con la dedizione e la caparbietà di Castelli prima, e di Claudio Luti poi.

COME LIBRI APERTI - Tra un piano e l'altro dell'edificio disegnato
da Anna Castelli Ferrieri ("mamma" della linea Kartell in tavola, l'ultima collezione di casalinghi, datata 1976, per citarne una creazione), si conoscono le diverse "età" dell'azienda: ad esempio di quando proprio l'arrivo di Luti, prima impegnato nel mondo della moda, abbia dato nuovi impulsi al brand, attualizzandolo ulteriormente, pur mantenendo quell'identità basata sulla ricerca della qualità e delle novità. A far da cicerone nella nostra visita è la curatrice del museo, Elisa Storace, che non lesina sugli aneddoti che circondano le creazioni. E così si viene a sapere che Vico Magistretti preferiva arrivare da sé in azienda, magari con i mezzi pubblici, piuttosto che servirsi dell'autista messo a disposizione dalla società, o ancora, si scoprono gli imprevisti dietro alla realizzazione della sedia Universale di Joe Colombo. Ogni oggetto parla. 

Farsi raccontare come nasce la FPE disegnata da Ron Arad, o le trovate per convincere gli scettici del Salone del Mobile della resistenza estrema della sedia La Marie di Philippe Starck insegna che non è prerogativa dei reperti antichi raccontarci storie appassionanti, e che amare il design non significa solo avere la lampada di ultima tendenza sulla scrivania. La visita al Museo Kartell spiega che, al di là delle etichette, Design è fantasia, tecnica, caparbietà e, naturalmente, passione. E per finire, accanto al Museo c'è l'Outlet Kartell: altro che souvenir...