Il Fiore di Novembre

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Il Fiore di Novembre

AUTORE
Roberta Gibillini
DATA NEWS
martedì 21 aprile 2009
ARGOMENTI
Design, Mostre, Milano, Triennale, Triennale Design Museum, Fabio Novembre

Il designer salentino protagonista al Triennale Design Museum. Ma non chiamatela mostra

Triennale Design Museum apre una nuova area espositiva che sarà dedicata ai giovani designer, ma intanto ad inaugurarla nei giorini del Salone del Mobile è un'esposizione di Fabio Novembre, considerato dalla direttrice del museo Silvana Annichiarico "una figura cerniera tra passato e presente". Già lo scorso anno, alla Rotonda della Besana, una mostra celebrava i progetti di Novembre. Ma quello della Triennale è un progetto diverso, a spiegarlo è proprio il designer salentino.

IL FIORE DI NOVEMBRE - "La proposta di un evento mi è arrivata inaspettata da Triennale. Mi chiedevo cosa avrei potuto fare di diverso dall'esperienza della Rotonda della Besana, ma la risposta non ha tardato ad arrivare, innanzitutto perché questo percorso l'ho ideato e curato tutto io, non ci sono curatori esterni. Quello che ho cercato di comunicare con questo allestimento è la risposta alla domanda "Che cosa sogna un designer la notte prima di pensare un progetto?". Qui c'è il mio mondo, i sogni, gli incubi, le ossessioni, la mia cultura. Mi piacerebbe sortire nei visitatori il dubbio: "ma questa mostra l'ho vista o l'ho sognata?". Quello che presenta Il Fiore di Novembre, è un uomo che si commuove per la perdita recente della madre, un evento che gli ha insegnato qualcosa sulla morte: "Morire significa lasciarsi mangiare. Da chi ci sta vicino, dai nostri figli: lasciarsi mangiare significa restare dentro a chi amiamo". 

PERCORSO DI PETALI - I visitatori del percorso creato da Novembre mangiano un po' del suo cuore creativo petalo dopo petalo, nelle sale dedicate all'acqua, alla gravità, al caso, all'ordine, alla città, alla bellezza, all'amore e ovviamente al fiore. Ad accompagnarci nella scoperta del designer, una colonna sonora pensata da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, presente all'inaugurazione, insiema a Davide Rampello, che insiste: "Questa non è una mostra, è un raccontarsi, come visione di se e degli altri e dunque, necessariamente, il racconto del processo creativo che ne deriva".

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