Copenhagen, total design

Storie, progetti e quartieri in divenire nella capitale danese

Berlino fatti più in là. La capitale tedesca, in pole position nella wishlist dei turisti di mezzo mondo, deve fare i conti con Copenhagen. Le politiche sostenibili e il rispetto per l'ambiente hanno portato la città danese al centro dell'attenzione internazionale. Ma c'è dell'altro. Copenhagen si espande, evolve e si trasforma grazie ad un'energia che si misura con diversi metri. Il design è uno di questi.

VERSO SUD - Da una parte le architetture. La Copenhagen Opera House del 2004, il nuovo teatro di prosa Skuespilhuset e il Diamante Nero (così è chiamata la Biblioteca Reale) hanno trasformato nell'ultimo decennio la zona del porto lungo Christians Brygge. Ora la città si sviluppa in direzione Sud. A Island Brygge, dove si concentrano nuove strutture residenziali, palazzi che attirano architetti a caccia di ispirazioni, e, spostandoci più a Ovest, a Vesterbro.

LA NUOVA VESTERBRO - Fino a ieri territorio di tossici e prostitute, oggi Vesterbro è uno dei quartieri più vivaci di Copenhagen. Un punto di riferimento è Designer Zoo, "covo" di giovani talenti freschi di studi. Per i turisti che passano da questa factory, la progettazione non è più un mistero. Ciascun designer accoglie i visitatori nel suo laboratorio (con annesso negozio) per raccontare la sua storia e quella degli oggetti che crea. Poco lontano dal Designer Zoo, si apre l'area su cui sorgevano i vecchi stabilimenti industriali e i macelli della città. Ora sono stati convertiti ad altri usi: quello che un tempo era un magazzino della Bosch (sì, l'azienda dei trapani e delle lavatrici) oggi è BioMio, ristorante con cucina biologica.

BIOMIO, PASSATO E PRESENTE A DIALOGO - Fuori campeggia ancora la vecchia insegna del brand tedesco, dentro i colori richiamano la bandiera danese. Il rosso e il bianco. Ma il riferimento è un altro. Le piastrelle bianche alle pareti, le tubature rosse che percorrono il soffitto, le teste di toro in plastica del colore del sangue richiamano i vecchi mattatoi della zona. Niente paura. I tavoli e gli sgabelli in legno, le ampie vetrate sul parco giochi del quartiere allontanano ogni inquietudine. A rendere il clima ancora più familiare ci pensa lo staff, a partire da Max Krog, uno degli chef. "Larredo rimanda al passato - racconta - La disposizione della cucina crea dialogo tra chi sta dai due lati del bancone. Chi sta al tavolo ci osserva al lavoro e noi cuochi registriamo le reazioni dei clienti. Se qualcuno ha una richiesta particolare, un'osservazione da farci, l'accettiamo volentieri".

LESS IS A BORE - Spostandoci nel cuore della città, sullo Strøget, antico e moderno si incontrano ancora una volta. Lungo la via, sul lato dello storica Royal Copenhagen Porcelain, si apre una corte stretta e lunga. È il dehor di The Royal Café. I due titolari, Rud Christiansen e Lo Østergaard, hanno pensato a tutto: dal menu (con i famosi smushi) agli interni. Lo, lineamenti danesi su un fisico asciutto, ne racconta la genesi: "Avevamo tre mesi di tempo dall'acquisto del locale all'apertura: non c'era tempo per fare ricerca o chiedersi 'Vediamo A cosa mi voglio ispirare?. Aver studiato design mi ha aiutato, ma mi ha guidato unidea precisa che avevo in testa: basta con il "less is more"! Volevo che lambiente del Royal Café sapesse regalare stimoli ed emozioni. Questo è il risultato". Interni rosa, carta da parati al soffitto, ritratti di nobildonne, tavoli in marmo con gambe in legno dipinto d'azzurro. E ancora oggetti di design esposti su mensole trasparenti, una selezione di riviste internazionali. Un luogo di incantevole relax a ridosso di una delle vie più frenetiche di Copenaghen.

VESTIVAMO ALLA DANESE - Botteghe e negozi più "glocal" si trovano non appena ci si allontana dallo Strøget. L'esempio arriva da una giovane designer. Creatrice di una linea di moda, nel 2004 apre una sua attività. Edith & Ella oggi conta boutique in 11 paesi (Giappone compreso). Chissà se Line Markvardsen, classe 1976, si aspettava questo successo. Edith ed Ella sono i nomi delle due nonne di questa giovane imprenditrice che, per quanto si ispiri agli anni 50,  è interessata a portare qualcosa di nuovo nella moda danese. "I miei abiti esaltano la femminilità. Mi piace giocare con i dettagli: i decori, i bottoni, gli accessori. Punto molto sul colore: bisogna osare. Qui in Danimarca le ragazze vestono sempre di nero e, a differenza delle donne italiane, hanno quasi paura di mostrare le forme: vorrei che sperimentassero qualcosa di diverso".

Percorrendo i quartieri di Copenhagen si incrociano storie diverse, che raccontano una città in fermento. Proiettata verso il futuro. Certi che il Paradiso in Terra ancora s'ha da trovare, Copenaghen sembra dirci che oggi realizzare un progetto è ancora possibile. E non è cosa da poco.

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