ADI Design Index 2009

Il meglio della produzione industriale dello scorso anno, tra innovazione dei materiali e design dei servizi

ADI pubblica il suo Design Index 2009, il meglio della produzione industriale dell'anno passato (Editrice Compositori; Euro 40,00). Rientrare nell'Index per un progetto equivale alla conquista di una "nomination" al prossimo Compasso d'Oro (il XXII, n.d.r.), che sarà assegnato nel 2011, selezionando tra le proposte rientrate negli Index dei tre anni precedenti.

La prima novità di ADI Index 2009 è il numero di segnalazioni pervenute: oltre 1800. Più del 50% rispetto al 2008, alla faccia della crisi del design italiano! Fra tutti i progetti candidati, solo 140 hanno guadagnato un posto nell'Indice, dividendosi in base alle canoniche otto categorie tematiche (tra cui Design per l'ambiente e Design per il lavoro). Ad esse si sono aggiunte due nuove classi: Design dei materiali e dei componenti e Design dei servizi. Se la prima categoria è destinata a un campo ben preciso (quelle delle finiture per l'edilizia), per la seconda le cose si complicano.

"È difficile spiegare il design dei servizi, eppure ne siamo circondati ogni giorno, da quando ci alziamo la mattina a quando ci spostiamo per le strade della nostra città - dice Stefano Maffei, docente del Politecnico e membro della Commissione ADI - La nostra ricerca ha avuto come parole chiave espressioni come turismo, beni culturali, slow life, qualità urbana, sicurezza, trasporti". Secondo Luisa Bocchietto, Presidente ADI, il Design dei servizi indica una direzione particolare, seguita dall'Associazione per il Disegno Industriale: "L'Index 2009 ribadisce il senso della parola design, legato al valore del progetto. Un progetto che oggi non è più legato al singolo prodotto, ma tocca temi più complessi. La ricerca studierà ancora i materiali e la tecnologia per cercare l'innovazione, ma sarà lo studio dei comportamenti a ispirare la creazione di prodotti utili". Prosegue: "Il famoso detto 'Dal cucchiaio alla città' non indica tanto il voler progettare tutto il possibile, ma ci ricorda che il design deve inseguire una visione critica sociale. Il committente non è più solo l'impresa, diventa la collettività".