Uno sguardo dal ponte

Brooklin: storie di ordinaria immigrazione. Al Teatro Nuovo fino al 1 febbraio

Eddie Carbone (Sebastiano Lo Monaco) è siciliano, vive in America ormai da
anni con la moglie e la nipote Catherine.
Quello che sembra essere un sincero affetto familiare tra lo zio e la
nipote si rivelerà un morboso, incestuoso, ossessivo amore impossibile.
uno sguardo al ponteLui, che l'ha cresciuta come una figlia se la vede strappare via da un
giovanotto di poche pretese appena arrivato dall’Italia.
Perché dovrebbe cedergliela così? Meglio perdere l'onore, la faccia, la vita e denunciarlo all'ufficio immigrazione.

In jeans e t-shirt bianca, Sebastiano Lo Monaco buca la scena, domina lo
spazio, riempie il palcoscenico. E non è solo merito della sua prestanza
fisica.
E’ la sua forza interiore che scaturisce ad ogni battuta, la sua gestualità
che ci trascina fino quasi a salire sul palco.

L'epilogo si preannuncia tragico fin dall’inizio, aleggia e incolla alle poltrone per quasi tre ore. Ma è Lo Monaco che lo rende accessibile a tutti con la sua recitazione più comica che drammatica.

Dialoghi esilaranti che strappano applausi scroscianti si alternano a momenti più silenziosi e riflessivi.

Standing ovation per tutti gli attori. Catherine, prima allegra e sbarazzina, sembra crescere via via che l'opera si compie.
Il fidanzato Rodolfo fa di tutto per farsi amare anche dallo zio.
Marco dovrà difendere il fratello con le unghie e con i denti.
E la moglie di Eddie? Bravissima a soffrire in silenzio.

La scena e i costumi sono di Aldo Terlizzi. Un ponte che ci dà uno sguardo e un
arredamento semispoglio accolgono il dramma in silenzio. Tranne per il
giradischi che suona e alleggerisce con soavità.

Regia di Patroni Griffi. Vera e sincera.



di Lucia Macca'