Televisione

Alla Festa dell'Unità si parla del piccolo schermo con Baudo, Dandini, Freccero, Mentana e Gori

In principio era il tubo catodico che ci ipnotizza da più di mezzo secolo. Nel tendone della Festa dell'Unità si discute di televisione facendo a cazzottate tra l'imperialismo mediatico di destra e il vittimismo qualche volta irritante della sinistra. In passerella ci sono volti famigliari: da Pippo Baudo, l'uomo che inventò la televisione, a Serena Dandini, l'ultrà intelligente della tv moderna, da Carlo Freccero, guru sperimentalista della tv anni ottanta, a Enrico Mentana, giornalista spodestato dal trono dell'informazione della televisione commerciale. A concludere il cerchio all'appello del salotto di Lampugnano c'è anche Giorgio Gori, deus ex machina della tv degli anni del rampantismo, mentre Gene Gnocchi è l'assente della serata.

Il flusso di parole è fluido, con provocazioni intelligenti ma anche con alcune considerazioni di cui forse se ne poteva fare a meno. Freccero appare stizzito dall'invadenza eccessiva vaticanista con Papa-boys in testa e fiction di santi e madonne (a mio modesto parere è più salutare la storia di Karol Wojtyla che una puntata del Grande Fratello). Il super Pippo nazionale, che ritorna in Rai come cavaliere solitario anti-Bonolis della domenica pomeriggio degli italiani, spara colpi a Maurizio Costanzo: "Ho letto un suo editoriale sul quotidiano il Messaggero in cui critica la televisione trash, quando lui in questo momento ne è portabandiera". Tuttavia, l'era del baudismo sembra dissolversi visto che il conduttore catanese evoca un televisione popolare e di massa, appartenente ad altri tempi.
La Dandini strappa un applauso alla platea quando rammenta ai presenti che nell'azienda di stato vige la legge del terrore. "I piccoli produttori o autori rendendosi conto di quello che è stato fatto a colonne portanti come Biagi o Santoro - spiega l'artista - preferiscono stare zitti. Lo vedo anche ai provini. I comici di ultimissima generazione presentano sketch pieni di stereotipi,  mettendo da parte la satira più pungente".

Mentre Mentana, col dente avvelenato per aver lasciato la conduzione del Tg5, ribadisce che a viale Mazzini le cose non erano così diverse con i padroni precedenti (la platea insorge!) , il timone passa a Gori sulla qualità dei programmi. Secondo l'ex direttore delle reti Mediaset ci vuole "competizione" e "aggressività" per rendere più appetibili i palinsesti. Tuttavia, qualcuno si chiede: "E Vespa dove lo mettiamo?". Freccero salta dalla poltrona soltanto a sentire il nome. La platea applaude e mostra consenso. A "Matrix", il nuovo programma di Enrico Mentana in seconda serata su Canale 5, l'ardua sfida per tentare di far crollare una vecchia colonna televisiva come Vespa, residuo della Prima Repubblica. Tuttavia, resta un dubbio: guardando indietro, i relatori avrebbero mai trovato "santi, padroni e protettori" che li hanno agevolati nel loro percorso professionale? Ai posteri l'ardua sentenza perché le origini non si rinnegano mai altrimenti si finisce come coloro che predicano bene e razzolano male. Qualche volta capita pure che i nemici dichiarati di oggi siano i protettori di ieri.