Strettamente riservato

Il Teatro si fa tra i tavoli. E poi buffet per mangiare e chiacchierare con gli attori

Sarebbe piaciuto a Federico Fellini il Patchouli, con quell'atmosfera bohemien che evoca quella di alcuni locali parigini della zona di Pigalle. Gli sarebbe piaciuta quella vista sui binari della ferrovia, che sfuggono al caos cittadino per allungarsi fino alla linea dell’orizzonte, che separa il finito dall’infinito.

Ad accogliermi è una ragazza vestita in frak (Sibilla Iacopini) che mi sorride e mi fa accomodare al tavolo. Mi guardo attorno: il pubblico è eterogeneo. Le note malinconiche di un piano avvolgono il locale e si scontrano con il cielo uggioso. Suona un campanello. Le luci si abbassano e inizia lo spettacolo. Ai nostri tavoli si alternano donne e uomini sull’orlo di una crisi di nervi, che si raccontano. Tra costoro una donna confessa al suo analista/spettatore  piccole tragedie minimali tra sesso, erotismo e smarrimento (Giuditta Angontzi); una suora rivela le sue perversioni erotiche a limite dell’omosessualità e della pedofilia (Silvana Boccanfuso); un uomo si castra a seguito di una delusione adolescenziale (Rocco Di Gioia); una profumiera killer (Corin Leone) uccide e divora corpi per soddisfare il suo olfatto; una donna è costretta a prostituirsi a seguito degli inganni dell’amante (Cristina Castigliola); e un tunisino omosessuale (Giacomo Agosti) racconta un suo rapporto d’amore con un uomo che sta per sposarsi.

Forse ha ragione il falsificatore di francobolli (Giuseppe Mineo) a sostenere che il mondo si divide in due razze: chiamati e condannati, come lui che ama Anna. Questo delirium corale raggiunge l’apice con la movimentata confessione sadomasochista di Stefania Zucco. In quel momento lo spettatore è consapevole che forse soltanto “il silenzio dei coriandoli non fa più male”. Queste otto piccole confessioni compongono l’allestimento di Strettamente Riservato, spettacolo presentato dallo Spazio Studio Atto Primo per la regia di Rocco Di Gioia, in scena tutti i giovedì al Patchouli. Il percorso drammaturgico scivola sulla pelle dello spettatore che ne rimane coinvolto, a causa delle delicate tematiche affrontate.

A livello di intensità testuale, primeggiano i monologhi della profumiera – tratto dall’impareggiabile “Profumo” di Sustid -, del falsario di francobolli, del tunisino omosessuale e dell’eunuco evirato. Forse i brani tratti dalle pagine scritte dalla Buccella ed Eliselle si inceppano nella poca fluidità del tema affrontato. Non resta che riflettere su questa discesa agli inferi, dove il teatro sfonda la quarta parete e si siede accanto allo spettatore, proprio di fianco per sussurrargli che esistono altre soluzioni per restare in vita. Applausi a scena aperta. Tra gli attori convincono maggiormente Rocco Di Gioia, Giuseppe Mineo, Corin Leone e Giacomo Agosti.

di Rosario Pipolo

Tutti i giovedì fino ad aprile al Patchouli
Prenotazioni Angela: 347 8947375