Quattro stagioni per l'Africa

Tutto esaurito al Dal Verme per il concerto benifico a favore dei bambini del continente nero

Poco prima delle ore 21 al teatro dal Verme sono cominciati ad affluire molti volti noti: dal comico Massimo Boldi al sociologo Alberoni e la sua first Lady, dal creatore di effetti speciali Carlo Rambaldi a don Mazzi. All'appello del giornalista Arnoldo Mosca Mondadori hanno risposto davvero in tanti. Ed è stato lo stesso giornalista milanese a condurre la serata Quattro stagioni per l'Africa, un grande evento musicale per raccogliere fondi a favore di milioni di bambini africani.

"L'immagine dei bambini che soffrono e muoiono di fame è lo specchio impietoso del nostro egoismo e della nostra indifferenza" scrive Massimo Cacciari su Quaderno Africano, l'agenda-diario d'autore edito dalla Frassinelli.

A fare da filo conduttore alla serata ci sono state "Le quattro stagioni" di Antonio Vivaldi, epopea classica rivisitata in chiave jazz dal Sandro Cerino Crescendo Big Band. Mentre le immagini ci portano a Kibera, in Kenya, dove Padre Kizito si sta occupando della costruzione di una nuova casa per cinquanta bambini e del primo centro per Educatori, la voce di Mimmo Locasciulli apre il concerto.

Tuttavia la scaletta è ancora ricca di ospiti: Gianna Nannini arriva in forma smagliante e si siede al pianoforte per riproporci alcune gemme del suo repertorio, accompagnate da un folgorante violino. Con Gino Paoli e Ornella Vanoni sul palco del Dal Verme, il pubblico ritrova la trazione melodica italiana. Grazie all'arrangiamento di Adriano Pennino, la celebre "Una lunga storia d'amore" fa ritornare Paoli agli anni migliori della sua creatività autoriale.

Il professor Roberto Vecchioni rompe il ghiaccio con una barzelletta in vista del prossimo referendum, e dedica al pubblico dell'auditorium milanese "Vincent" e "Luci a San Siro", che accostano il passato prossimo al passato remoto del percorso artistico del cantautore milanese.

Gran finale con Lucio Dalla che, ritrovando i suoi esordi, interpreta in chiave jazz il triangolo della sua carriera: "L'anno che verrà", "4-3-1943" e "Caruso".
Il pubblico applaude e, secondo gli organizzatori, si è dimostrato anche generoso e sensibile nelle donazioni.

di Rosario Pipolo