Picasso, la seduzione del classico

Il precorso emotivo del genio del ‘900 attraverso il mito

Le opere di Picasso, la seduzione del classico, nella splendida cornice di Villa Olmo (Como) dal 19 marzo al 17 luglio 2005, ricostruiscono il percorso artistico del giovane Pablo che, a soli tredici anni, si accosta al mondo classico per arrivare ad una profondità di conoscenza tale da poter liberare completamente il proprio genio.
Bisogna dunque togliere a Picasso la patina del genio formatosi da sé poiché egli ha studiato la tradizione per portarla nella nostra contemporaneità, grazie alla costante supervisione del padre, stimato pittore e professore d’arte.

Il giorno della presentazione alla stampa il Professor Massimo Bignardi, curatore della mostra, ci ha guidati nel percorso, facendoci da Cicerone. Attraverso lo snodarsi del buio “budello” in cui emergono le opere, il Prof. Bignardi ci ha trasmesso quell’entusiasmo che parte dal cuore di un artista, facendo vivere le opere della loro storia e riadattandole ai nostri tempi. Non solo lucide spiegazioni tecniche, ma anche moti d’animo intimo. In tal modo, non è stato difficile venir rapiti dalla forza delle pennellate, per vederle con gli occhi dell’emozione e non più solo della ragione.

La prima sezione “L’incontro con la figura: gli anni di formazione 1895-1903” è dedicata ai “luoghi-immagine” del Mediterraneo, che l’arista porta con sé, rivolgendo l’attenzione al paesaggio, allo spazio, alle diverse tipologie umane.
Ad accogliere il visitatore sono le due grandi tele del 1954, “L’anima del toro” e “Il toro”, seguite da “Saltimbanco seduto”, disegno del 1923 di un costume per “Antigone” di Jean Cocteau.
Vi sono poi i ritratti realistici della madre, della zia Pepa e di nudi maschili e paesaggi che rilevano l’applicazione del metodo di analisi e costruzione cubista.

Nella seconda sezione “Figura della mitologia” l’attenzione è posta sul rapporto con i miti del Mediterraneo, evidenziando la necessità di dare un valore pittorico alla linea plastica.
Questa sua classicità è italiana e, entrando nel profondo sentire dell’animo storico, Picasso rielabora il mito monumentale ove il tempo perde consistenza, costruendo un dialogo tra immagini e reperti archeologici, tra cui una rarissima kylix a figure rosse, attribuita al pittore paestano Python (350 a. C.), e la pittura su muro, da Pompei, “Pan e le ninfe”.
Nei disegni di Picasso la delicatezza delle giovani donne è messa in contrasto con la ruvidità e la forza dei corpi maschili, che essi siano di dei, centauri o d’artista, con evidenti riferimenti autobiografici.

“Figure dell’inconscio: il toro, il Minotauro” è dedicata al tema della tauromachia; ci si trova di fronte alla spettacolarità del grande sipario (13 x 8 m) “La deposizione del Minotauro in costume da Arlecchino”, eccezionalmente prestato dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Les Abattoirs” di Toulouse.
Il capolavoro fu realizzato nel 1936 per l’opera teatrale “Quatorze-juillett” di Romain Rolland.
Si percepisce fortemente il senso di tensione etica che ha pieno riscontro nella ricerca stilistica e iconografica che coniuga l’espressività plastica del periodo blu, la chiarezza e la luminosità del disegno classicheggiante dopo il 1917 ed il surrealismo del tema.
Chi osserva si troverà quasi in imbarazzo per il rapimento della mente che potrebbe generare la visione di questo gigante.

All’alba degli anni ’30 egli si interroga sul classico a causa di una sua grande crisi esistenziale.
Picasso, sentendosi erede di se stesso, entra in una crisi artistica e sociale e tutto questo avvia il percorso che porterà a Guernica. Sono pure gli anni in cui avviene il confronto col surrealismo, che si avverte nell’esplorazione dei territori dell’inconscio, che avranno la forma degli dei della mitologia mediterranea.

Nell’ultima parte “Nuove figure, nuove forme del Mediterraneo” la linea diviene costruzione di una forma classica, riletta alla luce di un personale attraversamento del corpo della “pittura”, la ceramica.
Ritroviamo qui un Picasso ottantenne che si pone come una sorta di ragazzo che, coi suoi piatti a stampo, anticipa di qualche anno la serialità di Andy Warhol.
Dalla mostra  emergono la fragranza di quanto un artista viva nel senso della sua arte e l’aspetto più oscuro della crisi creativa di una personalità che ha segnato profondamente la storia.

di Melissa Mattiussi