Othello, per morire in un tuo bacio

Al Teatro Sala Fontana fino al 19 febbraio, per la regia di Michele Di Mauro

In alto uno schermo che proietta immagini, come un medium che metta in contatto gli attori vivi con quelli che non ci sono più, riduzioni dell’Otello che fanno archetipo, mitologia e iconografia del teatro e così questa sorniona messinscena inizia il gioco dei richiami: un gioco intrigante che mette nella mente canzoni e citazioni, testi e riferimenti, canti e controcanti.

Metti inoltre due grandi attori, Lucilla Giagnoni e Michele Di Mauro, capaci di interpretare, di volta in volta, Desdemona, Jago, Cassio, Otello, Emilia su una pedana di cafè chantant e avrai la formula di questo spettacolo che, alternando il musical, l’avanspettacolo, il teatro di ricerca, la narrazione, taglia trasversalmente il treno testuale scespiriano portandoci dritti alla stazione finale che ad ognuno di noi dice che comunque lo rovesci, lo svisceri, lo scarnifichi, lo offendi, lo esalti, lo contamini, Willy è sempre il più grande di tutti i tempi.

Questa constatazione presa alla lettera fa di questo Othello, per la regia dello stesso Michele  Di Mauro, un meraviglioso gioco di scatole cinesi, il cui geniale artefice altri non è che Shakespeare stesso, il bardo, che mostra implacabile, dove meno te lo aspetti, il suo dna. Così Desdemona diventa Lolita con il suo lecca-lecca ambiguo e sensuale e dal buco della serratura spiamo il “mostro dagli occhi verdi” della gelosia impossessarsi di Otello-Humbert guidato dal demone Jago e ritroviamo in loro i nostri fantasmi, le nostre personali piccole ridicole tragedie purificate dal sacrificio di due esseri troppo trasparenti.

Uno spettacolo imperdibile che restituisce al teatro vibrazioni ed emozioni che credevamo perdute, un’umiltà artigianale che forgia un gioiello di parole, musica, movimento, immagini che come in un tango ipnotico conduce ognuno di noi a voler morire in quel bacio in cui Othello, finalmente, placa la sua angoscia e trova pace in quello stesso amore che gliel’aveva tolta.

di Marcello Sinigaglia

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