Numbert

Il passeggero del secolo al Teatro Verdi fino al 20 marzo

Un pianista assorto esegue un assolo jazzistico su una nave da crociera mentre, per scacciare la noia del viaggio, un passeggero vomita la sua storia sul malcapitato che gli siede vicino.
Il chiacchierone ha la mania dei numeri e l’imbuto metafisico numerico urlato dal monologante ingoia ogni cosa nel vorticare degli eventi che si abbattono spesso scollegati tra loro come le onde del mare in tempesta si abbattono sulla chiglia del transatlantico.
Il mal di mare prende così il sopravvento anche sull’attenzione e sulla mente e come in miraggio attraversiamo lo stretto della mente per assistere alla fata Morgana del teatro e di ciò che vorrebbe sembrare.

Così scopriamo che Numbert, il passeggero sproloquiante, si vendica così, visto che confida di essere stato muto, altri non è se non Cucciolo dei sette nani in cerca di Biancaneve, ma potrebbe essere benissimo Percival che insegue il Graal, infatti la domanda che tutti assale è: “A che serve il Graal?” così Numbert il passeggero del secolo, non sa risponderci e perdiamo nuovamente di vista la redenzione e la salvezza che questo testo, del catalano  Gerard Vàzquez, non sa o non vuole darci.

Valerio Bongiorno, accompagnato da un ispirato Francesco Chebat al pianoforte, in scena al Teatro Verdi fino al 20 marzo, ci trascina in questa crociera attraverso la storia e la memoria di un novecento, memoria ondosa, magmatica ed oceanica creando un rullio da mal di mare visionario per le divagazioni inattese e labirintiche.
Il viaggio però non termina, perché Numbert non sa se ritroverà la sua Blanche e lascia tutti noi in attesa di un naufragio o di una voce che finalmente urli: “Terra! Terra!”

di Marcello Sinigaglia

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