Milano: città dell'Happy Hour

Ma chi l’ha inventato?

Sembra che per i milanesi non ci sia momento migliore per trovarsi che quello dell’aperitivo, è una “moda” che coinvolge ormai anche i giovanissimi. La sua particolarità è che è unico nel suo genere. È Milano a renderlo tale: l’happy hour esiste solo qui. Non c’è altro Paese dove è possibile ritrovare la formula dell’aperitivo milanese.
Sono i paesi anglosassoni la patria di questa singolare abitudine. Qui, dalle sei alle sette di sera, si serve birra a prezzi stracciati: un’ora felice per chi vuole bere tanto e a poco. Risultato: locali pieni e gente decisamente alticcia ancor prima di sedersi a tavola.
Per i milanesi, invece, il momento dell’happy hour costituisce il tempo prezioso di incontro con gli amici o i colleghi dopo il lavoro e prima di una cena, oppure addirittura la sostituisce per consentire una serata altrove. Potremmo quasi affermare che la così felice definizione di “ Milano da bere” data negli anni ’80 alla capitale della moda, calza perfettamente anche oggi. Ne sono testimonianza gli innumerevoli locali, bar e hotels che organizzano i più vari “happy hours” nella città.

I siti internet più famosi ne riportano addirittura 297, ma ve ne sono molti di più. Si va dall’hotel cinque stelle che allestisce nella propria hall un invitante e rilassante aperitivo a base di sushi e massaggi (Enterprise hotel, corso Sempione 91) o un aperitivo in giardino tra cuscini ed atmosfere orientali (hotel Diana Majestic, viale Piave, 42) agli innumerevoli bar sui navigli che dalle ore 18.30 si trasformano in luoghi per bere stuzzicando salumi, formaggi e patatine. In mezzo l’offerta milanese si sbizzarrisce in mille forme consuete e talvolta “bizzarre”.

Durante l’estate sono di scena i giardini (vedi Bar Bianco in parco Sempione, Lilla in parco Forlanini, Paradise Lounge in parco Solari) le piscine (Vita Caffè di Piscina Saini, i Bagni Botta, la Piscina Argelati, l'Acquatica). Ma chi pensa che in teatro si faccia solo cultura si sbaglia: il Teatro Litta di corso Magenta si è inventato uno spazio living-bar molto raffinato, il “bocca scena cafè”, dove si offrono stuzzicanti aperitivi e così fa il Museo della Triennale con il Coffee Design. Se poi si vogliono gustare aperitivi etnici, basta scegliere se messicano (Medicali di via Valtellina), spagnolo (Joe Peña di via Savona o Hora Feliz di via Papa Gregorio XIV), cubano (Boteguita del Medio di via Col di Lana), fusion: giappo-occidentale (Patchouli Cafè di corso Lodi o Smoking di via Bugatti).

Se amate le forti emozioni, invece, potete farvi un “lap aperitivo” in compagnia di una ragazza molto sinuosa e poco vestita al Lilì la Tigresse di corso Buenos Aires.
La moda dell'aperitivo ha fatto di alcune zone della città luoghi prediletti, alimentando anche il turismo, soprattutto straniero: Brera, i Navigli, corso Como e Porta Ticinese sopra tutti. Quest’ultima si è di recente trasformata da luogo pericoloso e mal frequentato a spazio ricreativo ed attrattivo.

Ma l’happy hour non è nato dal nulla. Vinicio Valdo ne è il creatore. Proprietario del Roialto (uno dei locali più frequentati di Milano), questo quarantottenne dall’occhio vispo e dal cervello in continuo fermento ha iniziato negli anni ’70 a lavorare nel mondo di quella che una volta era la “ Milano da bere”. Solo negli anni ’90, però, ha avuto l’intuizione. Tutto è partito dal Cup S. Martin. "Ho portato un nuovo modo di bere. Con questa formula ho precorso i tempi - dice Vinicio -. La risposta era nell’aria, io ho solo fatto la domanda giusta". Ma attenzione a non chiamarlo happy hour. "Ho mantenuto lo spirito dell’aperitivo, ma ho cambiato il sistema – continua il proprietario del Roialto - Ho capito che la gente ama più perdere tempo davanti a un piatto che stuzzica l’appetito, piuttosto che tornare a casa a prepararsi da mangiare".

Probabilmente, per un bel po’ di tempo ancora , si continuerà a preferire un buon cocktail con cibo a volontà, ma questa nuova tendenza è un segnale forte di qualcosa che cambia. Il cibo ritorna a essere centrale, l’aperitivo perde progressivamente la sua connotazione di momento di passaggio per affermarsi sempre più come espressione di una società che va molto di fretta, ma che ha riscoperto la voglia di coccolarsi. E’ il contesto che cambia. La parola d’ordine, nell’ora felice, lontano dal lavoro e dallo stress, è “relax”. Perciò nei locali: luci soffuse, ambienti raffinati, musica a basso volume, scenografie calde ed accoglienti.

I locali fanno di tutto per accaparrarsi i clienti, che rispettano questo “rito”, dalle atmosfere cangianti di anno in anno all’aggiornamento continuo di nuovi cocktail e piatti caldi o freddi. Cuba diventa la meta estiva più gettonata? Settembre vedrà i barman impegnati nelle ultime miscele alcoliche dell’Havana. Il Messico diviene la nuova fissazione dei viaggiatori? Ai tavoli saranno serviti freschi e gustosi margarita con ricette originali. Insomma, cura al particolare e attenzione alle richieste della clientela.  Il milanese poi ama trattarsi bene, è alla ricerca continua di quel dettaglio che possa migliorare il suo stile di vita. Adora il comfort e preferisce la compagnia alla solitudine; è un bevitore raffinato, attento all’ambiente che lo circonda ed aperto alle nuove conoscenze.

Ecco la “ Milano da bere”. Le generazioni di qualche anno fa la vivevano con patatine e “bianchino” (vino bianco frizzante), ora si preferisce arricchirlo, ma le buone abitudini non si sono perse. Anzi, potremmo definirla ormai una “cultura” tutta milanese.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati