Macbeth

I tormenti della coscienza, al Teatro Libero fino al 17 ottobre

Il dramma della colpa, dell’ossessione e dell’ambizione torna in scena al Teatro Libero grazie all’interpretazione della Compagnia Atlantide del Teatro di Verona, diretta da Paolo Valerio. Dal 6 al 17 ottobre sul palco di via Savona rivive l’acerrima contraddizione tra la sete di potere e la fame di onestà, tra l’amore per una donna e la stima di se stesso, tra l’infamia e la gloria.

Quasi 400 anni fa William Shakespeare inventò tre personaggi, tre streghe che si aggirano in un bosco e sbarrano il passaggio ai viandanti col suono della loro voce gracchiante.
Le loro non sono semplici parole, sono profezie.
E' questo l’incipit del Macbeth ed è questo quanto accade a Macbeth, già signore di Glamis e ora destinato, secondo gli auguri delle streghe, anche alla signoria di Caudor e alla corona di Scozia.
Chi non sarebbe stordito, confuso, perplesso? Bacbeth barcolla sotto il peso di tali rivelazioni, un po’ lusingato e un po’ frastornato.
Ma, si sa, l’animo umano è quello che è, e la gioia per una conquista inaspettata non si può dissimulare a lungo, soprattutto se c’è una donna a festeggiare con te e se la donna in questione è la bella e intrigante Lady Macbeth.

Perché accontentarsi della prima profezia -la signoria di Caudor- quando si può fare fuori il re e far avverare la seconda profezia -la corona di Scozia-? Macbeth finge di vacillare all’oscenità di simile proposta ma tutti noi già sappiamo, dai tempi delle scuole, che Macbeth infine sguainerà l’elsa contro il suo protettore, il suo mentore, il suo re.

I tormenti di Macbeth sono scanditi dai passi sinuosi di tre danzatori, che si aggirano sul palco allo stesso ritmo in cui l’ambizione si aggira nella mente del protagonista e la conquista.
Tre musicisti sottolineano e contrastano gli umori di scena, ferendo i loro strumenti con le note pietose della tragedia in atto. Tre attori portano in scena tutti i personaggi, con l’aiuto di pochi costumi, poca scenografia, tanto talento e tanta suggestione.

Non importa che fossero in un altro stato, non conta che parlassero un’altra lingua, il dramma di Macbeth è il dramma di chiunque di noi, davanti ad una grande lusinga e a un piccolo prezzo da pagare: la colpa.
La colpa che prende dimora in sordina nell’animo umano e poi inizia a sconfinare, ad allargarsi, a diffondersi a macchia d’olio nelle stanze della mente fino a trasformarsi, alla fine, in pazzia.

di Claudia Bavelloni

Teatro Libero

Orario
Ore 21
Domenica ore 16
Chiuso Martedì

Ingresso
Euro 15/11