Lee Ritenour

AL Blue Note uno dei migliori chitarristi degli ultimi 30 anni

Il sito ufficiale di Lee Ritenour dice “Il prolifico Ritenour si è affermato come uno dei più grandi chitarristi jazz (…) degli ultimi 30 anni”.
Ma quanti sono i grandi chitarristi jazz degli ultimi 30 anni?
Wes Montgomery, Barney Kessel e Joe Pass sono i maestri dei grandi chitarristi degli ultimi 30 anni. Quindi sono esclusi da questo conteggio. George Benson, nato nel 1943, è il chitarrista che ha fatto da ponte tra i grandi maestri e la nuova generazione. Quindi lo escludiamo poichè era già attivo negli anni ’60, anche se è diventato una star dieci anni dopo. Se consideriamo Larry Carlton un chitarrista blues-fusion, possiamo concludere che i grandi chitarristi jazz degli ultimi 30 anni sono tre: John Scofield (1951), Lee Ritenour (1952), Pat Metheny (1954).

Nord americani. Bianchi. Quasi coetanei. Professionisti affermati già a 16 anni. Per anni hanno suonato chitarre Gibson semiacustiche, di modelli diversi, ma simili tra loro. Eppure ognuno dei tre ha un proprio suono e un proprio linguaggio. Unico e  immediatamente riconoscibile...

Il Blue note è pienissimo. Un po’ di nervosismo serpeggia tra le file. Chi è arrivato in orario non sopporta i ritardatari alla ricerca di una sedia. La scaletta prevede 7 brani più un eventuale bis. Lee ha una pedaliera Pod XT live e sette pedali effetto. Due amplificatori Fender e un Brunetti. Una Gibson 335, una Gibson jazz con un solo pick up e una Yamaha corde in nylon. 

E' rilassato. Jeans e camicia azzurra. Sembra un ragazzino. Sa di avere una superband. Sa  che non si deve preoccupare di nulla. Suona senza leggere e senza presentare i brani. Inizia in stile jazz, almeno fino a “Wes Bound”. Note doppie alla Wes Montgomery, una frase alla Metheny, a tratti si sente il tocco di Larry Carlton. Lee sa fare tutto. Benissimo. A modo suo ovviamente. Ernie Watts si esibisce in alcuni soli non accompagnati, alla Coltrane.  Alex Acuna si dà da fare alla batteria e alle percussioni. Brian Bromberg è molto presente. A tratti  suona il basso elettrico come il miglior Marcus Miller.

Sorprendente la ragazza di colore al piano e tastiere. Patricia Rushen non solo è nata sotto l’ala di Quincy Jones, come dice il suo curriculum, ma è nata con un senso del ritmo da far paura. Un paio di brani acustici. Poi il concerto prende una piega piu’ funky. Il pubblico chiede insistentemente "Captain Fingers" e "Rio Funk". Arrivano alla fine del primo set, arrangiati come nelle incisioni, suonati come il pubblico li voleva sentire.  Alle 10.45 Lee firma autografi e si fa fotografare da tutti e con tutti come se non fosse una superstar. Giudizio finale? Da non perdere.