Larry Carlton

Al Blue Note dal vivo il 3 e il 4 maggio

Larry Carlton, chitarrista e compositore californiano, ritorna al Blue Note dopo circa un anno.
Arrivo appena in tempo per prendere posto in un tavolo centrale. Tutti i posti al piano inferiore sono esauriti, mentre sono ancora liberi gli sgabelli al piano superiore.
In attesa dell’inizio del concerto ripasso mentalmente la storia di Larry Carlton. Tre sono le parole chiave: studio, fusion e 335.
In che senso?

Innanzi tutto Larry Carlton è considerato musicista straordinario per la capacità, come chitarrista in studio di registrazione, di lasciare il segno negli album di varie pop star da Joni Mitchell agli Steely Dan. Si dice che negli anni ’70 incidesse anche 500 album all’anno, quindi più di uno al giorno.
In secondo luogo  Larry Carlton passa attraverso gli stili jazz, blues, rock, pop con la massima disinvoltura, come forse nessun altro sa fare. Quindi è un vero musicista fusion.
Infine 335 è il modello della sua chitarra preferita, una Gibson ES 335 TD del 1969.
Quella che suonerà questa sera. Credo che la suonerà, anche se sul palco al momento non vedo chitarre, ma solamente il suo amplificatore, un  Dumble…

Alle 21 e 15 Nick the nighfly compare sul palco, come ogni martedì, ad annunciare l’inizio dello show. Ci spiega che Larry è tornato a trovarci con una nuova band con Mark Douthit al sax. Al al basso c'è il figlio di Larry, Travis Carlton.

Il  primo brano, “Oui Oui Si” e’ bello tirato. Così come deve essere.
Bisogna attendere “Night Sweats” per sentire il vero inconfondibile sound di Larry, quello che Joni Mitchell chiamava “fly fishing”. Il groove è denso. Il tastierista Greg Mathieson ci aggiunge un solo con l’Hammond. Larry rientra a volume vicino a zero e poi sale gradualmente di volume e intensitaà.
La musica scivola via. Larry non presenta tutti i brani. Parla brevemente tra un brano e l’ altro. Cerca un contatto visivo con il pubblico delle prime file. E’ modesto e minimale. Ricorda in questo Joe Pass, che è stato un modello per Larry fin da quando aveva sei anni.

Prima di iniziare il quarto brano ci dice che è una sua composizione intitolata Cool Trane, che fa parte del repertorio dei  Fourplay, una superband con la quale Larry suona da 8 anni.
Il solo del sax Mark Douthit ricorda lo stile di David Sanborn piuttosto che il sound di John Coltrane.
Larry passa dalla 335 all’acustica per proporci “Minute by minute”. Il pubblico riconosce il brano vincitore di un Grammy e applaude con convinzione. 
Finalmente un blues lento, anzi lentissimo. Il vero originale Larry Carlton si esprime al meglio nel blues. Bellissimo il suono dell’ Hammond che sostiene con discrezione.

In un brano presentato come “ smooth jazz” si sente un solo di Travis Carlton. Niente di eccezionale, ma il pubblico apprezza e applaude generosamente.
Il concerto si conclude con “Slightly dirty” un bel pezzo tirato. Senza farsi troppo pregare la band risale sul palco per un bis. Un breve saluto e tutti scompaiono. Li attende la cena, l’intervista con Radio Montecarlo e il secondo set.
Nell’ intervallo Rick Wheeler, l’ assistente tecnico della band, mi ha permesso di toccare la 335 di Larry che è stata recentemente riprodotta in serie limitata dal custom shop della Gibson. Informazioni sulla strumentazione di Larry le trovate su larrycarlton.com
Giudizio finale? Da non perdere. Larry è assolutamente da sentire e da studiare. In  Italia i suoi cd non sono reperibilissimi, potete trovarli però al Blue Note. Altre info su Larrycarlton.net.

di Virginio Bertone