La Segretaria

Al Teatro Libero il testo vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli per il Teatro 1996

E’ una lezione sulle dinamiche della selezione del personale. Ossia, un capufficio si sceglie la segretaria. Nulla di più normale, se per sceglierla non avesse come criterio la camminata della candidata, l’osservazione delle ginocchia, dei denti e anche degli anelli. Ma il bisogno di lavorare, si sa, fa soprassedere su molte stranezze. Ne sanno qualcosa quanti di noi, ogni giorno, affrontano le tempeste umorali dei propri capi senza neanche il beneficio di uno sparuto ombrello emotivo con cui farsi schermo.

E’ quello che capita alla nostra segretaria, protagonista di La segretaria, al Teatro Libero fino al 25 ottobre, timida e impacciata novizia della scrivania, che offre i propri servigi con umiltà e dedizione, anche quando si tratta di stenografare lettere che non hanno né capo né coda, di stracciare sotto comando i fogli appena scritti, di ricordarli a memoria per batterli a macchina e di ammettere errori inesistenti. Un testo che porta lo spettatore all’esasperazione, tanto da sentire il bisogno di stemperarla in qualche risolino, che ricorda a noi stessi che quello che stiamo vedendo è finzione (per quanto a tratti verosimile).

Tutti aspettiamo che la segretaria si ribelli, che la pianti di abbozzare, che insulti il suo aguzzino, che dia fuori di matto, insomma! Ma sarebbe troppo banale (e troppo poco teatrale). Molto meglio la soluzione dell’autrice Michela Marelli: ripagare il principale con la sua stessa moneta. E allora scopriamo che la timida segretaria non è stata vittima passiva di tutti i soprusi di cui sopra, ma semplicemente un’abile apprendista, che stava mandando a mente le regole del gioco per poi applicarle a proprio vantaggio, con sommo disorientamento del capufficio.

I protagonisti di questo ménage lavorativo sono i bravissimi Matteo Lanfranchi e Michela Ottolini. Credibili dal primo momento all’ultimo, lui per la totale disinvoltura con cui mette alla berlina la sua sottoposta, lei per l’impacciataggine con cui costruisce in pochi gesti il carattere del suo personaggio. Uno spaccato delle nevrosi odierne in un’opera di esemplare precisione sintetica, scandita da parole che perdono via via ogni senso e da un’asciutta partitura di movimenti.


di Claudia Bavelloni

Teatro Libero

Orario
Ore 21

Ingresso
Euro 15/11