La memoria di Ras Tafari Diredawa

Uno scrittore cult di fantascienza alla prova con una storia noir ambientata in uno dei più bei quartieri di Roma

“Eh, sì, perché il vino può essere anche un amico. Non un killer. Si ricordò che a lui il vino era sempre piaciuto, ma da gourmet; il vino buono, costoso, e che non ne beveva mai tanto, anzi che prima di quella sbronza durata due anni lui non si era mai ubriacato in tutta la sua vita”.

Massimo Mongai, scrittore di culto e noto in Italia per i suoi romanzi di fantascienza, si cimenta questa volta con una storia noir ambientata in uno dei più bei quartieri della capitale, la Garbetella. Tafari è solo un barbone alcolizzato, etiope e ultraquaratenne, uno tra i mille volti di diseredati che abitano le stazioni della metropolitana o i giardini pubblici romani, elemosinando per avere pochi spiccioli per comprare vino in cartone, unico “ansiolitico” che gli permette di restare in un continuo stato d’incoscienza. Di se ricorda solo il suo nome, Ras Tafari Diredawa e la sua lingua madre, l'Amhara. L’unico contatto con il mondo è il sorriso che Eurosia, una volontaria della Caritas, gli regala ogni giorno dietro al bancone della mensa dei poveri.

Tutto cambia quando Tafari, non visto, assiste dal suo rifugio di cartone all'omicidio di Eurosia. Il terrore, ma anche improvvisi ricordi che quella scena fa rinascere in lui, sconvolgono il suo animo; per caso viene arrestato e trattenuto in camera di sicurezza per quattro giorni, privato di quel vino che da anni ormai gli annebbiava la mente. Così, suo malgrado, si vede costretto a uscire dal suo stato di torpore e, con estrema fatica, Tafari è costretto a ricordare chi era, il suo passato terribile di rifugiato politico e a desiderare che questa volta l’omicidio di una persona a lui cara non resti impunito. Grazie al desiderio di vendetta, inizia la sua risalita; trova aiuto e vestiti puliti, perfino un lavoro, anche se ancora non ricorda tutto della sua vita passata e perché parla perfettamente italiano, e inglese. Sa solo che deve trovare l'assassino di Eurosia e che deve cercarlo dove lei viveva, alla Garbatella, un quartiere popolare che sorge su una serie di colline coperte di pini più alti delle case, con vie e "lotti" che non sembrano Roma, ma una piccola perla incastonata nel grigiore della città.

Uno romanzo di “redenzione”, in cui Massimo Mongai non limita la narrazione alla pura e semplice descrizione di un barbaro omicidio e delle indagini a esso collegato, ma apre al lettore una diversa visione sul mondo degli homeless attraverso la vicenda di un uomo straordinario come Tafari che è riuscito a togliersi di dosso non solo lo sporco della strada, ma anche il velo di apatia in cui si era costretto a vivere per non affrontare il dolore e il peso del suo terribile passato.

Massimo Mongai, autore ormai di culto, ha esordito con "Memorie di un cuoco d'astronave", pubblicato da Mondadori, vincitore del Premio Urania. Pubblica successivamente "Il gioco degli immortali" (Mondadori) e "Tette e pistole" (Malatempora). Con la Robin Edizioni ha giù pubblicato "Memorie di un cuoco di un bordello spaziale" (2002), "Cronache, non ufficiali, di due spie italiane" (2003), "Il Fascio sulle Stelle di Benito Mussolini" (2004) e "Alienati" (2005).

La memoria di Ras Tafari Diredawa
di Massimo Mongai
(edizioni Robin-Biblioteca del Vascello)Collana: I Luoghi del delitto
Pagg. 264 Euro 9,00