Kenny Barron

Il miglior pianista del mondo...secondo il Los Angeles Times

Sto andando al Blue Note a sentire Kenny Barron, un pianista con il quale ho suonato molte volte, ma che non ho mai conosciuto.
Com'è possibile? Ve lo spiego dopo!
Devo arrivare in anticipo al Blue Note per mettere ordine nella mia mente. Kenny Barron è stato definito dal Los Angeles Times "uno dei più grandi pianisti jazz del mondo". Ma quanti sono i più grandi pianisti jazz del mondo? Ci vorrebbe  una bussola per orientarsi!
A nord, in alto, metterei Oscar Peterson. Il suo bluesy swing è imbattibile. Specialmente in trio con Ray Brown al contrabbasso.
A sud, all’ estremo opposto, posizionerei Herbie Hancock. Non solo come compositore di brani pre funk come "Cantaloupe Island" e "Chameleon", ma anche come accompagnatore sempre reattivo e pronto a rispondere a quello che stanno suonando gli altri.
Ad ovest? Ad ovest, ovvero a sinistra, devo lasciare un posto a McCoy Tyner, il re della mano sinistra scaraventata sulla tastiera con stile percussivo. A forza di ascoltarlo mentre accompagna Coltrane in "My Favorite Things" ho fatto inceppare più volte il nastro di una cassetta Memorex al cromo su di un autoradioregistratore stereo Philips. Alcuni anni orsono.
Mi rimane un solo posto ad est. Lo dedico a Keith Jarret. Non che Jarret non abbia una grande mano sinistra, capace di trasformare il pianoforte in un’orchestra. Lo metto a destra poichè il mio Jarret preferito non è quello del Koln Concert, ma quello che suona gli standard con Gary Peacock e Jack DeJohnette e che talvolta lascia ferma la sinistra per permettere alla destra di arrampicarsi sulle scale e parlare da sola.

Mentre penso che i quattro punti cardinali siano finiti e che Chick Corea lo dovrei mettere a sud-est tra Jarret e Hancock, mi accorgo che il concerto sta per iniziare e che il pianista da posizionare sulla mia bussola è Kenny Barron. Uno che a 19 anni suonava a New York con Dizzy Gillespie e che a 62 anni sale sul palco del Blue Note di Milano.
Inizia puntualissimo mentre parte del pubblico sta ancora mangiando. Però con i telefonini spenti per rispetto nei confronti di uno dei più grandi pianisti jazz del mondo.
Barron non annuncia i brani. Non ci sono foglietti con la scaletta sul palco. La musica viaggia a medium tempo mentre due fotografi si aggirano minacciosi con i loro teleobiettivi puntati su un Barron rapato a zero con pizzetto bianco concentratissimo sulla tastiera. Per quanto sentito nei primi dieci minuti Barron lo posizionerei nella parte sinistra della bussola. Grande swing e grande comping.

Sul Corriere di oggi Claudio Sessa defisce  Barron  "solidissimo". Come dire che Valentino Rossi è "piegatissimo" o che Julia Roberts è "scopabilissima". E' ovvio che Barron, chiamato a collaborare con tante jazz star, è accompagnatore super solido e affidabile che ti fa sempre capire dove sei...
Barron annuncia "Body and Soul", seguito da "Softly as in a Morning Sunrise" eseguita a tempo veloce. David Williams al contrabbasso accompagna in modo impeccabile e nei soli è molto pulito. Fa sentire tutto distintamente come se il basso fosse una tastiera. Il pubblico se ne accorge e applaude calorosamente. Ben Riley, che suona la batteria con i guanti, esagera con i break di 4 misure che strappano generosi applausi.

Barron esegue un brano da solo voltando  le spalle alla platea e non guardando mai il pubblico in faccia. Timido? Snob? Jet lag?
Si riscatta chiedendo se qualcuno si è accorto di un errore.
Attacca un brano di Monk e la temperatura sale. Decisamente.
Adesso il ghiaccio è rotto...annuncia un brano originale. Ritmo latino. Tema non impressive. Quando Barron conclude, esce dal nulla un più che eccellente duetto basso-batteria suonato anche nelle parti dello strumento che non sono state progettate per essere riempite. Grande consenso per un Barron che per la prima volta si alza in piedi e ringrazia il pubblico. Si è un po’ sciolto.

Il bis è "I confess that I love you". Barron lo suona molto tradizionale. Stile stride. Ricorda Fats Waller. Ma questo stile è anche parte integrante del linguaggio di pianisti moderni come Monk e Peterson.
Posizionamento definitivo? Nord ovest, tra lo swing di Peterson e il comping di Mc Coy, anche se non assomiglia a nessuno dei due. Barron è Barron.

di Virginio Bertone

PS. Come ho fatto a suonare con Barron senza averlo mai conosciuto? Barron ha inciso varie basi musicali per la collana didattica Aebersold, che io utilizzo per "suonarci sopra" per allenamento.