Kamikaze: fino al 30 gennaio

Quando la parola fa esplodere il teatro

La parola esplode in sala senza ritegno: voci fuori scena recitano i versi del testo di Moresco "Canti del caos", che sproloquiano di figure ed onde in fuga, in perenne movimento metamorfico. Intanto in una squallida cucina, illuminata al neon, cinque persone consumano un pasto indifferenti l’uno all’altro, nell’immobilità di un inutile quotidiano. Un televisore, perennemente acceso, manda il suo bagliore di focolare virtuale contro un divano.

Tutto sembrerebbe l’inutile ripetersi del vivere quotidiano se non che improvviso il testo prende possesso dei corpi in scena trascinandoli nel vortice del suono vivo delle parole che diventano le uniche vere protagoniste di un percorso narrativo teso a scarnificare ogni possibile emozione.
Lo sciacquone di un cesso chiude, metafora di un applauso sarcastico e abortito, ogni delirante monologo dei personaggi in scena, di cui provocatoriamente non ci è dato sapere nulla, si riesce solo a intuire dell’esistenza di una loro teoria che li ha portati a decidere di fare qualcosa e tra fiumi di parole e gorghi di periodi si sfogano di loro angosce che lasciano indifferenti anche i più volenterosi.

"Dio ha deciso di vendere il mondo" e con il pianeta i topini che fiduciosi girano nella giostrina a ruota della loro prigione, così di tanto in tanto sul sudario che separa il palcoscenico dalla platea, viene raccontato da un filmato.

Eppure speranzosi seguiamo ogni movimento in scena aspettando che ci venga strappato il nostro personale sudario di stupidità, ma nulla, ebeti come prima, infine ammiriamo i corpi recitanti stretti in cinture esplosive da Kamikaze che ridurrano come vuoti a perdere  mandati al macero dell’esistenza le vite di questi "misteriosi pesciolini del fango".

Così esplodiamo con gi attori di Teatro Aperto, con il loro Progetto Caosmologia, con la regia di Renzo Martinelli, con i versi di Antonio Moresco, con la materia cosmica che forse, infine, ci restituirà un nuovo modo di fare teatro che "giace ancora nascosto nel fango tra cadaveri essiccati".

di Marcello Sinigaglia

Teatro Verdi