Julio Bocca fa vibrare il sangue

Passione, amore, follia e magia del balletto argentino

La sala del Teatro Piccolo si fa buia e le note del violino di Luca Santaniello, sulla Ciaccona della Partita n. 2 in re minore di Johan Sebastian Bach, fanno danzare Julio Bocca in un "a solo", disegnato per lui da Josè Limon.
La danza appare fin dalle prime movenze robusta e gentile al contempo, sensuale e poetica, rubando i gesti alle ali degli uccelli e mantenedo quella terrenità delle radici antiche messicane, proprie della seicentesca Chaconne.

Si accendono mille luci e ci si immerge in un salone da ballo pervaso dai brani più belli di Frank Sinatra, coreografati da Twyla Tharp.
Gesti trasparenti, leggerezza e luminosità per sette coppie di ballerini che si alternano sul palco, in pas de deux di tango argentino non più distaccato dalla realtà, ma che inserisce i temi del quotidiano nel solco segnato da Astor Piazzolla, inventore del tango drammatico.

E' il momento dell'atteso "Uomo dalla cravatta rossa", basato sul racconto di Natalia Kohen, su coreografia di Ana Marìa Stekelman.
Ossessione, amore, follia e morte si intrecciano come i corpi dei ballerini, fino a travolgere il pubblico in una sorta di sindrome di Stendhal.
La storia narra di un Mercante d'arte malvagio ed oscuro che obbliga un Pittore a completare un quadro a costo della vita.
L'uomo al centro del quadro, un uomo con la cravatta rossa, strega una Donna che se ne innamora.
Ma il Mercante non le consente di acquistare il dipinto e ordisce i suoi sudici sortilegi. La notte della Donna si tinge di incubi e sogni d'amore, portandola ad una specie di passionale follia, finchè la forza dei sentimenti non riesce a liberare il Pittore, imprigionato nel quadro, e a far trionfare l'amore dei due.
La tensione della musica fa vibrare il sangue fin a rendere la pelle un brivido unico ed intenso, l'ampiezza dell'interpretazione porta in un'altra dimensione, senza eguali, che solo un volo di ballerino sa offrire.

di Melissa Mattiussi

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