Joseph e la strabiliante tunica dei sogni in technicolor

Grande spettacolo con la voce da "brividi" di Rossana Casale e la versatilità di Antonello Angiolillo

Non è un peccato che l’Italia abbia riscoperto improvvisamente il musical. Ci mancherebbe altro. Tuttavia, si rimane perplessi quando alcuni allestimenti made in Italy tendono a scimmiottare quelli inglesi e americani. Finalmente c’è un musical degno di essere recensito e celebrato. Mi riferisco a Joseph and the amazing Technicolor Dreamcoat, in scena fino al 10 Aprile al Teatro Nuovo per la regia di Claudio Insegno. Il ruolo del narratore è affidato a Rossana Casale, splendida voce jazz del nostro panorama musicale, e quello di Joseph al versatile attore e ballerino Antonello Angiolillo.

Gli autori di questa celebre pièce sono due maestri del genere: Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, padri di musical di grande successo come "Jesus Christ Superstar" ed "Evita". Del resto, giusto come annotazione per chi lo avesse dimenticato, Rice ha scritto assieme ad Elton John alcune delle ballate più belle degli ultimi venti anni. Prima dell’iperbole provocatoria e splendida di Jesus Christ Superstar – che all’epoca imbarazzò conservatori e vaticanisti – Webber e Rice avevano già precedenti su temi biblici. Le disavventure di Giuseppe, il figlio di Giacobbe tradito dai fratelli e poi fatto schiavo nell’antico Egitto,  è il soggetto di questo primo musical scritto a quattro mani dalla celebre coppia di autori anglosassoni ai tempi della scuola.

Lo spettacolo è brioso, fosforescente, con un ritmo da capogiro. Il regista Insegno si diverte a provocare il pubblico con delle gag irresistibili – alcune che evocano lo stile comico della Premiata Ditta (sarà una casualità genetica?) – che non vanno mai sottotono. Non si può che sorridere di fronte ad alcune incursioni del nostro tempo: il faraone che canta e balla  imitando Elvis  o la sfilata di letterine che celebrano J-O-S-E-P-H. Il ritmo è davvero vertiginoso e non si ha mai il tempo di annoiarsi di fronte a questi trenta ballerini-attori scatenati che, guidati dal bravo coreografo Fabrizio Angelini,  sono riusciti a far balzare dalle poltrone persino il pubblico più anziano del Teatro Nuovo.

Le scenografie di Francesco Scandale e i costumi di Alessia Marianetti sono di impianto fumettistico e per alcune scene il regista sceglie l’andamento della slapstick comedy del cinema muto. Lodevole è anche la direzione musicale di Simone Giusti che ha curato assieme a Mara Mazzei e a Franco Travaglio l’adattamento in italiano. Una traduzione impeccabile che non ci fa perdere la freschezza del testo originale.

Una nota di merito va anche alla produzione Rockopera che, nell’ambito di un progetto formativo, ogni sera regala agli alunni di una scuola la possibilità di far parte del cast e vivere questa emozione irripetibile. Applausi, pertanto, anche per la III E della scuola Media Ascoli di Milano che ha contribuito alla riuscita di questo successo.

di Rosario Pipolo