Intervista ad una Donna

Parliamo del gentil sesso con la cantante e attrice Elisabetta Viviani

Nel giorno della mimosa, quale miglior occasione per parlare di “donne” se non con un’artista femminile milanese. Abbiamo scelto di intervistare in esclusiva Elisabetta Viviani, intelligente e versatile artista dello spettacolo italiano degli ultimi trent'anni.
Viviani si forma sulle tavole del palcoscenico accanto a nomi come Pier Benedetto Bertoli ed Ernesto Calindri. Al 1974 risale il suo debutto in Rai con l'operetta "No, no, Nanette" che la fa subito amare dal pubblico televisivo. Poi arriva la consacrazione nel 1977 nel ruolo da protagonista dello sceneggiato  televisivo "Valentina, una ragazza che ha fretta". Nel 1980 incide la sigla del cartone animato "Heidi", firmata dal grande Franco Migliacci, che vende oltre un milione di copie, lasciando increduli gli stessi discografici. Elisabetta Viviani diventa così  il volto più amato dell'allora tv dei ragazzi. Due anni dopo, partecipa al Festival di Sanremo con il brano "C'è", che ottiene un buon successo di critica e di pubblico, tanto da essere cantato anche in Francia e Germania. Nei primi anni novanta si impone come conduttrice televisiva (La sai l'ultima; E' Domenica; Telesveglia) e si avvicina alla pittura, divenendo allieva del maestro Luigi Regianini. Dal 1998 partecipa a numerose mostre collettive, ottenendo diversi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Allora, Elisabetta, come festeggia  l’8 marzo?
“E’ sempre stato un giorno che non ho mai festeggiato, nel senso che l’8 marzo ho sempre lavorato. Fa parte un po’ del ruolo professionale che la donna acquista sempre di più nella società. Non è più come una volta, ai tempi in cui la donna era un pochino relegata ad un certo ruolo. Questa conquista mi può far solo piacere”.

Quale è la considerazione che la donna si è ritagliata nel mondo dello spettacolo?
“Nello spettacolo una volta era considerata un po’ troppo oggetto ed il talento andava in secondo piano. Adesso invece la donna può scegliere se rimanere un oggetto o mettersi in mostra per le proprie capacità”.

In televisione, la donna volgare non danneggia troppo il gentil sesso?
“Un caso emblematico è quello di Loredana Lecciso. E’ lei che sceglie di essere così. Lei ha accettato il ruolo che le hanno messo addosso e quindi il pubblico si comporta di conseguenza. Nessuno glielo ha imposto. C’è una tendenza in Italia ad affidare alla donna ruoli  – soprattutto nel cinema – in cui primeggiano le bellocce, le super dotate, un po’ stupide. Credo sia raro trovare un bel ruolo per una donna”.

Spulciando nella sua carriera, mi viene in mente il successo musicale di “Heidi”, che ha contribuito a trasformarla in un simbolo della televisione dei ragazzi…
“Non credo di essere stata il simbolo della televisione dei ragazzi, piuttosto l’emblema del mondo artistico e musicale dei bambini. Ai tempi mi ha un po’ penalizzata. Lavoravo nella commedia musicale e stavo per interpretare il musical “Irma la dolce”, dove avrei avuto il ruolo della protagonista, ovvero quello di una prostituta molto dolce e naif. Poiché avevo inciso Heidi, la casa discografica per cui lavoravo ha proibito alla Rai di affidarmi questo personaggio perché avrebbe rovinato la mia immagine. Sono stata troncata nel mio percorso di attrice televisiva. Oggi sono contenta di aver cantato Heidi perché è diventato un vero cavallo di battaglia. Forse se fossi arrivata qualche anno dopo, sulla scia della televisione commerciale, sarei stata al posto di Cristina D’Avena”.

Cosa ha rappresentato il palcoscenico?
“Il teatro è stata una grande scuola per me. Mi sentivo sostenuta dai grandi personaggi con cui ho lavorato. Ho fatto parecchi incontri importanti. Prima Piccoli al teatro San Babila,  poi Calindri, Macario, D’Apporto e tanti altri. Ernesto Calindri è stato un maestro eccezionale, nonostante abbia un ricordo terrorizzante delle sue punizioni”.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le sue presenze in televisione. Cosa è cambiato nel piccolo schermo?
“Una volta si lavorava a stretto contatto con il regista, che era un vero punto di riferimento. Qualsiasi dubbio avessi, potevi scioglierlo. Oggi il regista è una sorta di supervisor e il contatto con l’artista si è affievolito. Il lavoro dietro la telecamera è all’insegna dell’improvvisazione. Del resto con l’invasione del reality-show il panorama sta mutando velocemente”.

Migliaia di ragazze visitano ogni giorno il nostro portale MILANODABERE.IT. Che consiglio riserva a coloro che vogliono intraprendere il suo mestiere?
“Impegnarsi per avere una solida preparazione artistica, nonostante si viva un controsenso. Da una parte c’è Maria De Filippi che ha ideato una televisione che vuole fare scuola e formare chi vuole diventare un professionista dello spettacolo. Dall’altra parte c’è il reality-show che appiattisce  la preparazione”.

Progetti per il futuro?
“E’ uscito adesso un CD intitolato Le favole si possono cambiare, dedicato ai bambini e agli adulti. Non tutti sanno che adesso nella mia vita c’è anche la pittura. Mi sto dando da fare per preparare a settembre una tripersonale assieme ai miei amici Giampieretti e Bonocore.  Inoltre, vi aspetto il 5 marzo all’inaugurazione di una mostra di pittura dedicata alla donna al numero 10 di via Cascina Barocco. Saranno esposti anche alcuni miei dipinti”.

di Rosario Pipolo

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