Il Ron Carter 4et

Il grande contrabbassista jazz al Blue Note dal 10 al 13 febbraio

Per l’indimenticabile concerto di Ron Carter, in scena al Blue Note dal 10 al 13 febbraio, se avessi potuto mi sarei fatto aiutare da Mandrake, il personaggio dei fumetti creato dalla fantasia di Falk e Davis. Con la sua abilità di mago, mi sarei fatto trasportare nel 1963, anno in cui il contrabbassista americano rimpiazzò Paul Chambers e suonò al fianco di Miles Davis. Quei cinque anni con uno dei mostri sacri del jazz hanno contribuito a dargli una tecnica impeccabile.

Non è una novità se confermiamo per l’ennesima volta che Ron Carter, sulla soglia dei settanta anni, è ancora un fuoriclasse. E chi ha avuto il privilegio di ascoltare il concerto nel pantheon del jazz milanese se n’è reso conto. Il jazzman del Michigan, con il suo contrabbasso, riesce ancora a creare uno swing furibondo. La performance di Carter è stata accompagnata dalla farraginosa batteria di Payton Cross, il suadente piano di Stephen Scott e le fibrillanti percussioni di Steven Kroon.

Carter e il suo terzetto sono saliti sul palco indossando l’impeccabile abito scuro. Il sipario si è alzato con un assolo: le corde del contrabbassista statunitense vibrano fino a cristallizzare tutto quello che c’è attorno. Sembra quasi un effetto ipnotico vedere l’abile performer diventare una sola cosa con il suo strumento. Dopo l’assolo, entrano in gioco anche gli altri componenti del quartetto. Il ritmo incalza, mentre il Ron Carter Quartet regala al pubblico del Blue Note una miscellanea di jazz puro di altissimo livello. Il pubblico applaude e Carter si limita a ringraziarlo, dietro un involucro di gentile timidezza e riservatezza. Un cocktail di ottanta minuti di raffinato jazz che ci ha fatto davvero tremare le gambe.