Il ritratto di Dorian Gray

Intervista ad Irene Fargo, protagonista femminile del musical di Tato Russo al Carcano

Tenebroso come un racconto di Allan Poe, spettacolare come un film hollywoodiano, ritmato come una voluttuosa discesa agli inferi, oleografico come un dipinto di Turner, imprevedibile come l'incertezza che accompagna chi di mestiere fa il cantastorie. Questo è il musical Il ritratto di Dorian Gray di Tato Russo, nel cartellone del Carcano di Milano fino al 20 Marzo. Lo spettacolo, che il regista e attore partenopeo ha tratto dell’omonimo romanzo di Oscar Wilde, si avvale di un cast di formidabili attori che danno vita ad un condensato di musica e parole, confezionato nella lussuosa scenografia dell’impeccabile Bertacca. Il pubblico applaude e tiene il fiato sospeso mentre segue la parabola discendente del peccaminoso Dorian (Michel Altieri), che pur di conservare intatta la sua giovinezza, vende l’anima al diavolo. In questa rilettura audace di un classico letterario, Tato Russo gioca a tenere in un delicato equilibrio la pregnanza dei personaggi con la sfavillante messa in scena dai toni barocchi.
Protagonista femminile del musical è Irene Fargo, bellissima voce del panorama musicale italiano che si è fermata a chiacchierare con noi di Milanodabere al termine dello spettacolo.

Irene Fargo, perché ha scelto di fare teatro?
“Del teatro mi piace l'imprevedibilità. Ogni sera è una nuova sera. E' un lavoro impegnativo perché ogni respiro deve arrivare dall'altra parte. Tato Russo è un’artista geniale, capace di tirar fuori da me delle doti di attrice sopite”.

Perché l’Italia sta riscoprendo il musical?
“E' un genere che ci appartiene, perché siamo stati noi ad inventarlo. Il musical è figlio prediletto dell'opera, del melodramma. Dovremmo appropriarci di più delle nostre radici. Dovremmo smettere di cantare sempre in lingua straniera e ripescare parole di linguaggi musicali come l'italiano”.

A questo proposito, perché brave interpreti come lei emigrano all’estero?
“In Italia non veniamo apprezzati per quello che siamo. Non è una novità ribadire che siamo esterofili. E poi accade magari che se non facciamo televisione – ed io ne ho fatta abbastanza negli anni passati –
sono in pochi a sapere che il nostro percorso di crescita musicale non è finito. Io non mi sono mai fermata”.

Sta per uscire il suo nuovo album dal titolo “Insieme”. Può darci qualche anticipazione?
“E’ un album a cui tengo molto. E’ una gran bella responsabilità interpretare brani già cantati da voci indimenticabili come Amalia Rodriguez, Edith Piaf, Elvira Donnarumma e Gilda Mignonette. Ci sono anche diversi classici della canzone napoletana. Napoli e i napoletani sono un universo fantastico. Quando tengo concerti all’estero, non può mancare una melodia partenopea. Dobbiamo essere orgogliosi del canzoniere napoletano, perché è da esso che si è sviluppata la canzone italiana”.

Sembra un gioco di parole. Cosa è rimasto della “Donna di Ibsen”, la canzone che la fece volare dal Festival di Sanremo del 1990?
“Un bel ricordo. Una gran bella esperienza. Mi sono sempre impegnata a dare un’impronta personale alla canzone, ad interpretarla nel vero senso della parola. Molti cantano ma pochi interpretano”.

Milanodabere.it è un portale web. Che rapporti ha con la rete?
“Direi ottimi. Curo personalmente il mio sito web www.irenefargo.it che continua a darmi molte soddisfazioni. Mi piace comunicare con tutti coloro che mi scrivono. Inoltre,  sono stata la prima cantante italiana ad aprire un Blog. A proposito di insidie nella rete, lo scorso anno ho cantato un brano che si chiama Trappole”.

di Rosario Pipolo