Il mio cane Stupido

Al Teatro Filodrammatici Zuzzurro in veste nuova

"Sono nato nel seminterrato di una fabbrica di maccheroni. Della mia infanzia ricordo gli spaghetti soffocati dal parmigiano che nuotavano nella salsa di pomodoro."
Comincia così Il mio cane Stupido, anche se questa è l’unica frase dello spettacolo che non appartiene al testo tratto dall’omonimo romanzo di John Fante.

In scena, a rappresentare l’autore o meglio il suo alter ego letterario, Henry Molise, c’è niente popò di meno che Andrea Brambilla, meglio noto come il commissario Zuzzurro.
Abbandonato il logoro impermeabile e l’inseparabile briosche, lo troviamo in un elegantissimo gessato, in un toccante spettacolo diretto da Giorgio Gallione e prodotto dalla Fox&Gould produzioni, in scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 18 gennaio al 6 febbraio 2005.

Henry Molise è uno scrittore di mezza età, marito distratto e padre di 4 figli, ciascuno dei quali non esiterebbe a sostituire con una Porche. La sua crisi di ispirazione esaspera la sua insofferenza nei confronti dei figli, dediti all’erba e alla musica di Frank Zappa, che entrano ed escono dalla casa paterna proprio come se fosse un albergo.

Andrea "Zuzzurro" Brambilla è solo in scena a descriverci la sua famiglia, a farcela vedere con la complicità di 5 sedie vuote, con le quali interagisce, parla, litiga e fa pace, in un altalenarsi di umori e rancori, combattuto tra l’istinto paterno e l’assoluta estraneità alla famiglia, alle sue beghe, alle responsabilità e all’impegno. Ma durante una sera di pioggia accade qualcosa di imprevedibile: nella famiglia Molise entra un nuovo elemento, un gigantesco cane akita, ottuso, testardo e irrimediabilmente gay, che grazie alla sua sfacciataggine da cane "finocchio" si dimostra capace di "grosse" e talvolta "fastidiose" dimostrazioni di affetto.

Nella disperata diversità dell’animale, Henry rivede se stesso e ne prova tenerezza, sperando che con la sua possente stazza Stupido, questo il nome del cane, possa riscattare tutti i fallimenti del padrone, possa primeggiare dove lui ha dovuto soccombere. Manco a dirlo, la presenza del gigante innescherà tutta una serie di incredibili meccanismi a catena che porteranno la casa a svuotarsi di tutti i suoi abitanti.

Andrea Brambilla si affranca dal personaggio comico che lo ha reso famoso e dal registro leggero della commedia, e si appropria di un testo intenso che come lui stesso dice "ripropone un quadro famigliare, che non di rado vede protagonisti uomini in età matura, che si ritrovano loro malgrado a fare i conti con tutto ciò che speravano accadesse e che invece non è accaduto: per i figli sono solo dei rompicoglioni e quella che è stata la compagna di una vita si rivela per molti versi un’estranea. E’ lì, in quegli strani passaggi che un cane può rivelarsi un’inconscia ma appagante scelta affettiva!"

di Claudia Bavelloni

Teatro Filodrammatici