Il dio delle anime

Quando un film d’animazione diventa poesia cinematografica

"Credo che apparteniamo entrambi alla stessa scuola; condividiamo lo stesso rigore e lo stesso gusto per le storie umane su grande scala. Tuttavia provo un certo fastidio quando i critici accomunano i nostri lavori. Non si può sminuire l'importanza dell'opera di Miyazaki paragonandola alla mia." Akira Kurosawa

Qualche anno fa venne trasmesso nelle sale cinematografiche italiane il film di animazione "La città incantata", firmato dal disegnatore e regista Hayao Miyazaki. Per un pregiudizio comune a molti occidentali, il film venne trasmesso in moltissimi cinema la domenica pomeriggio, poiché in Italia è quasi automatico pensare che il "cartone animato" sia riservato solo ad un pubblico infantile e non ad un pubblico "adulto".

E così quando nel 2005 Hayao Miyazaki vince l'Oscar per il film "Il castello errante di Howl" e successivamente viene insignito del prestigioso Leone d'Oro alla Carriera al Festival del Cinema di Venezia, pochissimi sapevano chi fosse questo grande maestro del film d'animazione mentre molti si sono chiesti il perché di tante onorificenze ad un semplice "disegnatore".

Nel meraviglioso saggio Hayao Miyazaki, Il dio delle anime, pubblicato dalla casa editrice Le Mani, lo studioso Alessando Bencivenni rende finalmente onore all'arte del regista giapponese e alla modernità del suo linguaggio attraverso non solo una  ricostruzione di tutta sua la cinematografia, ma soprattutto descrivendo "la poesia della narrazione" di questo grande maestro. Bencivenni, infatti, affronterà ad esempio l'amore per la tecnologia (che ritroviamo in uno dei suoi primi importanti, la serie televisiva Conan, il ragazzo del futuro, in cui Miyazaki ipotizza meravigliose macchine volanti antigravità capaci di compiere mirabolanti imprese e che simboleggiano la libertà dei suoi personaggi, bizzarri robot "acefali" che spesso sono vittime di divertenti gag, navi da carico perfettamente funzionanti costruite con materiali di recupero) o l'incapacità di caratterizzare i suoi personaggi in buoni o cattivi (come nelle due prime serie di Lupin III firmate da lui, in cui l'eclettico ladro è un vero e proprio criminale, ruba, uccide, si ingegna per riuscire a portare a termine un colpo perfetto, ma è al contempo auto-ironico con se stesso, generoso e fedele verso i suoi compagni) che scopriremo essere le line guida di tutta la filmografia di Miyazaki.

Ma soprattutto con Hayao Miyazaki, "Il dio delle anime", Bencivenni mette il lettore in condizione di poter entrare nei favolosi mondi di Miyazaki e di restare meravigliati e stupiti dalla complessità dei suoi personaggi  e delle sue storie così intrise di quella tradizione orientale ancora oggi sconosciuta alla maggior parte di noi occidentali. Un saggio che ci auguriamo non resti una voce fuori dal coro, ma sia il primo di una lunga serie di opere che diano risalto ad una delle grandi arti del nostro secolo.

Hayao Miyazaki, "Il dio delle anime"
Edizioni Le Mani - Euro 16.00