Goodbye! La mia favola infinita

Incontro con Rita Pavone, in scena al Teatro Nuovo il 12 e 13 febbraio

Non sembra vero ma purtroppo è così. Sabato 12 e domenica 13 febbraio al Teatro Nuovo di Milano Rita Pavone si congeda dal suo pubblico milanese con il recital musicale “Goodbye! La mia favola infinita”, che la vedrà in scena assieme ad altri 14 artisti. Uno show particolare che accompagnerà la Pavone in giro per l’Italia e per il mondo fino al prossimo 31 dicembre, e ci darà modo di riascoltare brani musicali che hanno segnato un’epoca:  da “La partita di pallone” a “La mia età”, da “Viva la pappa col pomodoro” a “Come te non c’è nessuno”.

Noi abbiamo incontrato la cantante torinese in anteprima.

Lo scorso 23 gennaio ha annunciato ufficialmente il suo congedo, una notizia che ha stupito tutti. Perché questa scelta?
“Tra poco compio sessanta anni. Credo che bisogni lasciare la gente con un’immagine bella di sé, e non di un personaggio che vive di una luce riflessa. Voglio lasciare la canzone ma dedicarmi ad altro. Maurizio Costanzo non ci crede ancora. Mi ha detto che prima o poi cambierò idea. Ma io sono decisa. All’imbocco di una strada, non torno mai indietro”.

Ci anticipi qualcosa sullo spettacolo.
“E’ un recital-story che congiunge il mio percorso artistico alla mia vita privata. Su uno schermo gigante si vedranno alcuni contributi interessanti, di cui alcuni inediti: duetti con Paul Anka o Tom Jones. Una bellissima avventura che parte dalla mia infanzia a Torino fino ai giorni nostri”.

Scavando nella memoria, cosa le fa pensare Torino?
“La mia infanzia in un buchetto di due stanze assieme ai miei genitori e ai miei tre fratelli. Soprattutto i giorni trascorsi in una camiceria a stirare, sognando di diventare qualcuno. Credo di aver inventato lo stepping.  Siccome il bancone era alto e le camice erano lunghe, mi mettevano un pacchettino ed io salivo e scendevo ininterrottamente”.

Nel 1962 c’è stato l’incontro con Teddy Reno, un sodalizio artistico ma anche una lunga storia d’amore.
“La nostra è stata una profonda amicizia che si è trasformata in un sentimento duraturo. In questo spettacolo, faccio riferimento a questo incontro importante. Mentre ci raccontiamo, i titoli dei giornali smentiscono le nostre affermazioni. Lo facciamo anche con ironia”.

Lei è stata un boomerang negli anni sessanta. Cosa ha rappresentato per lei questo decennio?
“Qualcosa di straordinario, nel senso che ho avuto occasioni che non succedono spesso. Oggi, nell’epoca della globalizzazione, si incide un disco e viene distribuito in più paesi. In quegli anni era diverso, era tutto più difficile. Di quel periodo ricordo soprattutto il mio viaggio negli Stati Uniti. Non dimenticherò mai Ed Sulllivan ed Elvis Presley. Il primo era come mettere insieme Maurizio Costanzo, Mike Buongiorno e Pippo Baudo. Conduceva questo show televisivo che andava in diretta da costa a costa. Aveva un profonda stima di me ed è nata un’amicizia durata fino alla sua morte nel 1968. Per quanto riguarda Elvis, mentre incidevo per la RCA un mio album a Nashville, ho scoperto che sarebbe arrivato nello stesso studio di registrazione. I miei produttori hanno scalato mari e monti per accontentarmi e farmelo incontrare. Dopo mezzanotte è arrivato, mi ha guardata ed ha esclamato: “Ma io ti conosco. Tu sei quella ragazza italiana…”. Mi ha regalato un bellissimo poster con dedica, che conservo gelosamente come una reliquia”.

Rita Pavone e la televisione. Potremmo parlare tanto, ma ci soffermiamo su Gianburrasca.
“Mi sono divertita molto. Era la prima volta che recitavo ed ha segnato il mio amore per il teatro. E’ stata un’arma a doppio taglio, nel senso che per molti anni mi ricordavano come quella che cantava solo Viva la pappa col pomodoro. Questo forse mi infastidiva leggermente. Per mia fortuna sono una donna tenace. Grazie ad un lavoro costante e alla mia voglia di misurarmi sempre con prospettive nuove, sono riuscita a togliermi di dosso quel cliché”.

Una pagina dolorosa della sua vita, che le ha lasciato qualcosa, che non cancellerebbe…
“La mia recente malattia. Trovarsi da un giorno ad un altro con due bypass ti fa rendere conto di quali siano le priorità della vita. Mi sono sentita presa con i capelli e catapultata giù. Cominci a vedere tutto quello che ti sta attorno sotto una luce diversa. In ospedale mi sono stupita davanti ad un tramonto bellissimo. E mi sono soffermata su questo particolare. per la prima volta. Corriamo troppo, e non ci rendiamo conto di quello che ci perdiamo veramente”.

di Rosario Pipolo