Giovanni Allevi sorride alla vita

"No Concept", tra cielo e terra

Un cespuglio di idee, un entusiasmo di bimbo trentacinquenne che parla a tutti i poeti e i visionari che non hanno ancora una voce.
Geniale compositore e interprete marchigiano, ricco di personalità, Giovanni Allevi, ha presentato il suo nuovo album "No concept" con uno show case, giovedì 19 maggio, al Supersutdio Più di Milano.
Parla a noi, pubblico di giornalisti, come parlerebbe alla sua classe di alunni, spiegando i suoi brani, con la semplicità che gli appartiene anche nel suonarli e con la voglia di giocare per esprimersi liberamente.
Siamo tutti raccolti nel sole attorno a lui ed un pianoforte Bösendorfer "Imperial", uno dei nove esemplari in Europa, con cui Giovanni raggiunge il massimo della sua espressione.

Le sue composizioni si nutrono di filosofia, materia in cui è laureato, quella filosofia che guarda dall’alto la realtà e che richiede al compositore di mettere le mani dentro alla marmellata delle umane faccende.
Un occhio al cielo, un occhio alla terra.
"La filosofia mi ha dato la forza per resistere agli studi accademici. Impazzisco per i compositori-esecutori del passato, come Chopin, perché ebbero il coraggio di uscire dall’ombra compositiva, affrontando il pubblico" racconta Giovanni Allevi.
 "E' necessaria dolcezza in quest’epoca urlata e frenetica", dice prima di tornare a suonare.
E così accarezza il pianoforte, le sue mani danzano fino ad afferrare l’ultima nota rimasta sospesa nell’aire. Sorride.

"Go with the flow" è il fluire delle emozioni, è il dono della vita; "Ciprea" è la bellezza di una splendente conchiglia d’Africa i cui ritmi vengono ricordati; "Come sei veramente" scopre l’intima bellezza dell’amore che fa vedere l’altro in profondità; "Prendimi" è il rincorrersi dell’amore adolescenziale; "Ti scrivo" è un invito a scrivere una lettera fatta di carta e penna; "Regina dei cristalli" è il gioco che la Musica ingaggia con la Storia, rendendo tutto attuale; "Ossessione" è l’altro lato dell’amore, quello inquieto; "Sospeso nel tempo" è un tessuto strappato su cui poggian freschi pensieri; "Le tue mani" è la sincerità che rivelano i gesti; "Qui danza" è la celebrazione delle piccole cose quotidiane che si specchiano nell’infinito; "Notte ad Harem" ha la freschezza di un gelato in una passeggiata notturna nel quartiere newyorkese, tra il timore e la curiosità; "Pensieri nascosti" vengono svelati dagli sguardi; "Breath" è una meditazione dell’io più profondo, in silenzio, al buio, dieci minuti fuori dal mondo.

Ma un brivido cos’è? Una lacrima a che serve se nessuno te l’asciuga?
Le mie dita trasportano in inchiostro mediatico le emozioni. La mia testa vaga nell’infinito di care immagini.
Prima di incontrare "No concept" ero alla ricerca di qualcosa, ma non sapevo bene cosa …ora sì…un giardino di luminosi boccioli in fiore "lontano dai cattivi", come dice Giovanni.

di Melissa Mattiussi