Febbre da I-Phone

Il cellulare marchiato Apple sbarca in Italia, ma la febbre ha preso piede da mesi. Estetica e comunicazione

Sui tavolini all'aperto le dita schizzano in rapidi gesti, foto che s'ingigantiscono, palmi che completamente aperti sfiorano schermi piatti, dal redattore della rivista disimpegnata, al venditore della griffe ufficiale, all'avvocato rissoso, molti hanno desiderato prendere la febbre da I-phone. Il giocattolino nato dal deserto californiano, annunciato per i primi di giugno sul mercato italiano, è arrivato sulla penisola attraverso le richieste fatte ai turisti/amici in Usa, ed ora è indispensabile oggetto cult.

TECNOLOGIA - Se dal 9 di giugno in America verrà introdotto il nuovo I-phone a conferma di come la febbre da Mela stia prendendo il mercato di cellulari, insospettendo persino il gota della Nokia, in Italia l'arrivo è previsto per questi primi giorni di giugno, mentre gli store on –line, inglesi come italiani, sono già sold out. Cellulare senza tasti, da 8 a 16 gb, palmare tutto fare, I-pod, camera con 2.0 megapixel, il mondo è tutto in un taschino, sottile, esteticamente da icona per circa 200 dollari, re Mida alias Sthepen P. Jobs può sorridere con l'aria da genietto.

I-PHONE ITALIANO - Status simbol o iperfunzionalità, il touch scream che avvince è già stato sondato in Italia, con l'unico scoglio iniziale di un necessario sblocco del sistema per le sim card italiane. Risolto l'arcano e misterioso meccanismo, ora Tim firma con Apple sopperendo al problema logistico e, a breve, Vodafone coprirà un'altra fetta preparando il fertile terreno all'I-phone. Previsioni in calce dell'I-pod parlano di  I–phone nano, dove ridurre lo spazio è la guerra continua.

VEZZEGGIATI - Vezzeggiati come i desideri finalmente soddisfatti, gli accessori per I-phone si sprecano, dalle custodie ISkin revo, di gomma colorate e in microban (antibatterico), alle micro attrezzature del già ricchissimo giocattolo tecnologico, il pretesto per rivedere i gadget già presenti sul mercato si sprecano. La corsa al nuovo, al necessario inventato, non si ferma più e l'ambiguo dilemma sulla comunicazione passa in secondo piano, vince lo strumento, da riempire come, si vedrà.

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