Erotico e hard

"Strettamente riservato" ogni mercoledì sera al Lacerba, uno spettacolo fuori dal coro, intrigante e originale

Quante volte, in uno scompartimento ferroviario, nei tempi in cui non eravamo tutti troppo presi dall’inviare valanghe di sms, scambiando uno sguardo con la persona sconosciuta che ci sedeva di fronte, questa si sentiva autorizzata a confidarci le sue pene, i suoi segreti più inconfessabili, rendendoci confessori ed assolutori occasionali degli insopportabili pesi che le loro vite, che casualmente gravitavano intorno a noi, portavano da mesi o anni e lì, in un tratto di binari per caso, ce ne facevano dono gradito o sgradito, senza che a loro importasse.

Il teatro del grottesco nel 1918 regalò una perla creata su questa situazione: "Marionette che passione" di Rosso di San Secondo, commedia in cui tre personaggi, marionette in balia delle passioni, perfettamente sconosciuti tra di loro, si confidavano l’un l’altro, appunto, l’inconfessabile. Da allora, a questo pretesto, per narrare si ispirarono autori grandi o minori, basti citare Pirandello.

1918, si era in pieno futurismo e dove trovare, oggi, uno spettacolo perfettamente costruito su queste situazioni se non al Lacerba, locale milanese che proprio al futurismo si ispira già nel nome?
Strettamente riservato, per la regia di Rocco Di Gioia, porta il teatro fuori dal suo contesto abituale per coinvolgere gli spettatori rendendo loro per primi personaggi, comprimari degli otto attori che sedendosi con il pubblico, trasformato appunto in un casuale avventore di un locale, incrocerà le figure che avvicendandosi ai tavoli apriranno il vaso di pandora delle loro esistenze disdicevoli e scabrose per  condividerle con perfetti sconosciuti.

Uscendo dal Lacerba, al termine dello spettacolo, ci si porta dentro una galleria indimenticabile di volti, parole, storie e di impareggiabili, coraggiose prove d’attore: come dimenticare la prostituta carnale e sofferente a cui da voce e vita vibrante, Silvana Boccanfuso, oppure il repellente, ma poetico padrone di porcilaie, Giovanni Vaccaro, mentre intrigante e imprevedibile è la cocainomane interpretata da Manuela Castelli, commovente fino al delirio sessuale l’adultera di Elena Fioravanzo, quasi ipnotico fino al regresso in uno stato infantile il sado-maso misogeno di Gianni Bogoni, scoppiettante e imprevedibilmente comico il sessuomane di Vittorio Apicella, trascinante, ammiccante e caleidoscopica l’amante-prostituta creata da Cristina Castigliola e per concludere la forza istrionica, affabulante e pirotecnica della profumiera di Corinne Leone.

Forse viviamo in un mondo distratto e alle volte il vocio della ressa sovrasta la voce singola di chi vuole solo un attimo della nostra attenzione per poggiare sulle nostre spalle, in un breve tratto di strada, il peso della sua maschera.
Strettamente riservato, al Lacerba abbassa il volume su tante voci indistinte ed insignificanti per darlo ad altre, sicuramente perverse, disdicevoli, con storie impossibili da raccontare... persino a se stessi, ma, che per una volta, vale la pena ascoltare.