Doctor 3, quando la musica sgorga dal cuore

Un incantevole armonia di mezz'estate che fa vivere emozioni rare

Solo se si potesse fotografare la musica ci si potrebbe avvicinare all’idea del concerto dei Doctor 3, tenutosi venerdì 29 luglio al Palazzo del Ghiaccio di Chiavenna (So), ad un paio di ore da Milano.
Con le parole non si può far altro che tentare di dipingere un ritratto impressionista dei fantastici tre, Danilo Rea, Fabrizio Sferra ed Enzo Pietropaoli.

Ad aprire la serata, organizzata dall’Associazione A.M.A col Consorzio Turistico di Valchiavenna, sono stati i Jazz For Fun, Bruna Mazzucchi (voce), Max Gini (sax), Davide Turchetti (piano), Giandomenico Borelli (contrabbasso) e Massimo Caracca (batteria).
Il quintetto ha reinterpretato standard jazz in una chiave personale, scaldando così l’atmosfera per i Doctor 3.

Il trio, che riunisce tre dei migliori jazzisti italiani, prende vita grazie alla profonda amicizia che li lega fin da quando avevano vent’anni.
In questa serata li abbiamo visti uniti da un filo invisibile, capace di farli entrare in perfetta sintonia tra loro e con il pubblico, esterrefatto e rapito.
Rea, magico pianista che fa danzare le mani sui tasti, è pazzesco all’armonizzazione e si può permettere di fare qualsiasi cosa, dando vita ad incredibili frasi, su cui Sferra e Pietropaoli fantasticano a loro volta.
Sferra, nell’assolo di batteria, s’inoltra in un crescendo di patos che sfocia in qualcosa che supera i limiti dell’umano udire, creando negli ascoltatori l’illusione che il contrabbasso stia continuando a suonare.
Pietropaoli sfiora le corde del contrabbasso, raggiungendo una notevole profondità e toccando la parte più viscerale dei corpi.

Danilo, Fabrizio ed Enzo prendono spunto da temi di celebri canzoni, dal jazz al pop al rock, e partono per un viaggio la cui destinazione è la fantasia. Una pioggia di sensazioni, che elevano lo spirito, cade su di noi insieme a brani come “I don’t know why” di Nora Jones, "Come togheter" dei Beatles, “La canzone di Marinella” di De Andrè, “Moon River”, “Your song” di Elton John, “With or without you” degli U2 o “Every breath you take” di Sting.

Assaporo la musica a piedi nudi, affinchè entri meglio nel mio corpo.
E’ come assistere al gioco di tre amici intenti con naturalezza a costruire un mosaico.
I frammenti di suoni si compongono veloci in un’armoniosa, curiosa e unica creazione.
Tre musicisti rari per sensibilità, per i quali l’amore è ciò che muove tutto e fa sì che la loro musica viva.
Di quando erano ragazzi mantengono la forte e sincera passione per il mestiere che fanno e si vede dal brillare dei loro occhi.
“Siamo dei privilegiati – dicono concordi – poiché facciamo ciò che sentiamo dentro il nostro cuore.” E continua Danilo Rea “Se devo dire un animale a cui mi ispiro nel comporre, sicuramente è il mio pastore maremmano, burbero e dolce allo stesso tempo. E pensare che da piccino avrei voluto fare il medico”, invece eccolo qui a curare gli animi attraverso le note. Prende la parola Fabrizio Sferra “Ai giovani musicisti consiglio di conservare la passione e di fare quello che sentono proprio, senza eccedere nei virtuosismi tecnici, ma con tanto entusiasmo. Il guaio è che oggi succede spesso il contrario”.

Dopo un lungo e travagliato viaggio da Roma a Chiavenna, una cena valtellinese e un concerto davvero eccezionale, li lasciamo al meritato riposo e salutiamo tre persone speciali che ci hanno regalato un sogno in una notte di mezza estate.

Grazie di cuore ai fantastici 3!