Anforchettabol

Chef confidential

Dodici cuochi si svelano tra pagine Anforchettabol

Per Carlo Cracco sono il ragù alla bolognese della mamma e gli spaghetti al pomodoro fresco dell'orto di papà. Per Andrea Berton è il pollo arrosto cucinato nella vecchia padella. E per Pietro Leemann è la crostata di prugne preparata dalla madre, con indosso un grembiule sporco di farina. Sono gli indimenticabili piatti dell'infanzia. Quelli che nemmeno i grandi chef possono scordare. Perché rimasti lì, tra le pieghe della memoria, in quello spazio vagabondo tra spirito e palato. Ma pronti a riemergere se il pensiero torna al tempo che fu.

Pietanze unforgettable. Che rispuntano fra le pagine Anforchettabol (Trenta Editore, in libreria a 22 Euro) di Antonio Marchello: chef, personal chef e ora anche autore, cresciuto tra le pentole (di molti ristoranti, sia in Italia che all'estero) e le penne (della torinese scuola di scrittura creativa di Alessandro Baricco). Un libro emozionante e raffinato il suo, che mixa giocosamente un termine inglese e l'italianissima forchetta per dar vita a dodici interviste, scrigno di riflessioni, di confidenze e di confessioni che vanno proustianamente à la recherche del piatto perduto (e ritrovato) da una dozzina di chef. Un ghiotto compendio di domande e di risposte, di frasi cotte e crude, brulicanti di gustosi flashback in grado di riaccendere i riflettori sui fornelli di casa. Dove la mamma di Davide Oldani preparava la torta di pane, la nonna di Matteo Torretta cucinava pizze e panzerotti e quella del maître à sucrer Maurizio Santin (figlio di Ezio, dell'Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano) faceva il tiramisù.

Un tesoretto delizioso Anforchettabol, che impasta passato e presente, sentimenti e sensazioni, il crostino toscano mai dimenticato da Simone Rugiati e i peperoni ancora ripieni nella mente di Gaetano Simonato; i tortellini di Natale rimasti panciuti nella testa di Claudio Sadler e la parmigiana di melanzane mangiata in un'assolata Sicilia da Andrea Provenzani. Un volume-cipolla, che si scopre strato dopo strato, svelando il lato dolce e salato, calmo e ritmato della vita. Tant'è che, tra il budino al cioccolato rammentato dal pasticcere Luca Montersino e la granita al limone della Costiera Amalfitana adorata da Viviana Varese, si intrufolano accenni alla musica, alla letteratura e al cinema. Perché pure queste arti alimentano l'esistenza di un cuoco. Ecco allora Liga, Vasco, Baglioni e Battiato; i romanzi di Daniel Pennac e quelli di Ernest Hemingway; Mediterraneo, Guerre Stellari e Ratatouille. Il film più anforchettabol di tutti.

Un testo affettuoso quello di Marchello, corredato da splendide foto in bianco e nero, scattate da Monica Placanica e pronte a immortalare la semplicità del quotidiano nel fermo immagine di una vibrante gestualità. Un'opera prima, facente parte di un progetto di più ampio respiro: una collana, che, attraverso il filtro del gusto, va a spizzicar briciole di saggezza fra le storie di vari personaggi. Partendo proprio dagli chef. Come? Slacciando i bottoni (ritratti in copertina) delle loro giacche. Per mettere a nudo le loro anime.

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