Anforchettabol

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Chef confidential

AUTORE
Cristina Viggè
DATA NEWS
lunedì 19 settembre 2011
ARGOMENTI
Anforchettabol, Libro, Chef, Antonio Marchello

Dodici cuochi si svelano tra pagine Anforchettabol

Per Carlo Cracco sono il ragù alla bolognese della mamma e gli spaghetti al pomodoro fresco dell'orto di papà. Per Andrea Berton è il pollo arrosto cucinato nella vecchia padella. E per Pietro Leemann è la crostata di prugne preparata dalla madre, con indosso un grembiule sporco di farina. Sono gli indimenticabili piatti dell'infanzia. Quelli che nemmeno i grandi chef possono scordare. Perché rimasti lì, tra le pieghe della memoria, in quello spazio vagabondo tra spirito e palato. Ma pronti a riemergere se il pensiero torna al tempo che fu.

Pietanze unforgettable. Che rispuntano fra le pagine Anforchettabol (Trenta Editore, in libreria a 22 Euro) di Antonio Marchello: chef, personal chef e ora anche autore, cresciuto tra le pentole (di molti ristoranti, sia in Italia che all'estero) e le penne (della torinese scuola di scrittura creativa di Alessandro Baricco). Un libro emozionante e raffinato il suo, che mixa giocosamente un termine inglese e l'italianissima forchetta per dar vita a dodici interviste, scrigno di riflessioni, di confidenze e di confessioni che vanno proustianamente à la recherche del piatto perduto (e ritrovato) da una dozzina di chef. Un ghiotto compendio di domande e di risposte, di frasi cotte e crude, brulicanti di gustosi flashback in grado di riaccendere i riflettori sui fornelli di casa. Dove la mamma di Davide Oldani preparava la torta di pane, la nonna di Matteo Torretta cucinava pizze e panzerotti e quella del maître à sucrer Maurizio Santin (figlio di Ezio, dell'Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano) faceva il tiramisù.

Un tesoretto delizioso Anforchettabol, che impasta passato e presente, sentimenti e sensazioni, il crostino toscano mai dimenticato da Simone Rugiati e i peperoni ancora ripieni nella mente di Gaetano Simonato; i tortellini di Natale rimasti panciuti nella testa di Claudio Sadler e la parmigiana di melanzane mangiata in un'assolata Sicilia da Andrea Provenzani. Un volume-cipolla, che si scopre strato dopo strato, svelando il lato dolce e salato, calmo e ritmato della vita. Tant'è che, tra il budino al cioccolato rammentato dal pasticcere Luca Montersino e la granita al limone della Costiera Amalfitana adorata da Viviana Varese, si intrufolano accenni alla musica, alla letteratura e al cinema. Perché pure queste arti alimentano l'esistenza di un cuoco. Ecco allora Liga, Vasco, Baglioni e Battiato; i romanzi di Daniel Pennac e quelli di Ernest Hemingway; Mediterraneo, Guerre Stellari e Ratatouille. Il film più anforchettabol di tutti.

Un testo affettuoso quello di Marchello, corredato da splendide foto in bianco e nero, scattate da Monica Placanica e pronte a immortalare la semplicità del quotidiano nel fermo immagine di una vibrante gestualità. Un'opera prima, facente parte di un progetto di più ampio respiro: una collana, che, attraverso il filtro del gusto, va a spizzicar briciole di saggezza fra le storie di vari personaggi. Partendo proprio dagli chef. Come? Slacciando i bottoni (ritratti in copertina) delle loro giacche. Per mettere a nudo le loro anime.

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