Bruce Springsteen

Al Forum il Boss in versione acustica incanta la platea milanese

La polvere ti salta in faccia e ti inebria. Mi sembra di attraversare il deserto dell'Arizona, di essere in sella ad una moto che corre fino alla fine della Route 66, quando Bruce Springsteen sale sul palco del Forum.

Basta una voce possente come quella di un'ugola del New Jersey, una chitarra saltellante come quella che impugna il Boss per farci capire che la musica riesce ancora a sfidare il destino, ad essere più libera di ogni altra cosa, a spargere nel silenzio di un pubblico esterrefatto ed in estasi lapilli di emozioni, di pulsazioni acustiche che questo song-writer, alla "tenera età di 55 anni", riesce ancora a dare.

Chi c'era a San Siro nel 2003 lo aveva capito, ma chi era al Forum per l'ultima tappa del Devil & Dust Tour, lo ha compreso ancora di più. Nonostante la polemica di alcuni per i prezzi dei biglietti troppo alti, il palasport di Assago è pieno. Springsteen è molto loquace con la platea milanese: "Mio padre voleva che facessi un lavoro normale, che mi sposassi e avessi dei figli. Ho fatto altro. Ogni genitore vorrebbe organizzare la vita dei figli, ma ognuno di noi ha il suo destino".

Il pubblico applaude e, accompagna con riverente silenzio, alcuni meravigliosi assoli del boss.  Dalle tracks del nuovo album a "The River", da "The Rising" a "Lucky Town" fino a "The land of hope and dreams", che diventa anche un meritato bis.

L'apice di questa discesa nel flusso delle emozioni arriva quando l'ugola del New Jersey, battendo colpi sulla sua chitarra, intona una vecchia cover: "Dream, baby, dream". E' forse l'ultima speranza, che i sogni evocano altri sogni, è un buon auspicio perché sperare rimane un'esigenza piuttosto che una triste sofferenza.

La performance di Springsteen è stata una grande lezione di musica e il pubblico milanese non la dimenticherà.

di Rosario Pipolo