Un museo vincente

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Un museo vincente

AUTORE
Roberta Gibillini
DATA NEWS
giovedì 26 giugno 2008
ARGOMENTI
Premio, Mies Van der Rohe, Triennale, architettura, museo, MUSAC

Il Premio Mies Van der Rohe ha la sua MUSAC. Il progetto del museo spagnolo si aggiudica la quarta edizione della competizione architettonica

Mentre l'ADI assegna un nuovo Compasso d'Oro a Torino, nominata quest'anno capitale mondiale del Design, la Triennale di Milano ospita il Premio Mies Van der Rohe in una mostra di progetti che rinnova l'interesse dell'istituzione artistico-cultural cittadina rispetto all'Architettura.

IL VECCHIO VAN E LA SUA MUSAC - Il nome di Van der Rohe non ha bisogno di spiegazioni, ma il premio a lui intitolato forse sì. Tale onorificenza è assegnata nell'ambito dell'architettura europrea ed ha alle spalle tre edizioni biennali, volute dalla fondazione spagnola che porta il nome del designer tedesco. Tra i progetti selezionati nei mesi scorsi da una giuria internazionale (ma continentale) non ne erano presenti di italiani e alla fine l'ha spuntata proprio una realtà spagnola: il MUSAC, cioè il Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y León. Trattasi della città capoluogo dell'omonima provincia situata nella regione nord-occidentale della Spagna, fondata dagli antichi romani. Il museo in questione è stato inaugurato nel 2005 e il disegno vincente è stato pensato dallo studio Mansilla + Tuñón, che ha voluto caratterizzare l'edificio con vetrate colorate legate alla cattedrale della città, quindi coniugando la struttura moderna alla storia e al tessuto di León.

UN PREMIO CONTEMPORANEO - Quel che ha convinto i giurati però, oltre a questo dettaglio è stata la versatilità dell'edificio: la sua è una struttura a scacchiera e le sue sale e stanze sono state realizzate in modo da poter ospitare mostre e percorsi artistici diversi contemporaneamente, ciascuna con le proprie peculiarità, senza perdere la continuità spaziale necessaria a non far sentire il visitatore perso in un dedalo. Inoltre la compresenza di spazi e colori diversi vorrebbe ricalcare l'eterogenità della realtà del nostro tempo, con le tante razze e culture che in ogni città si incontrano conservando la propria personalità. Le motivazioni sono più che ragionate e lodevoli, non resta che osservare in Triennale i progetti (esposti fino a fine agosto) e dire la propria.

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