Un Lichtenstein più vero alla Triennale

Un Lichtenstein più vero alla Triennale

AUTORE
Roberta Gibillini
DATA NEWS
martedì 26 gennaio 2010
ARGOMENTI
Mostre, Pop Art, Mostre Triennale, Roy Lichtenstein, Arte Contemporanea
Non solo comics e puntini per la mostra milanese sul maestro della Pop Art

Triennale si tuffa nuovamente nell'Arte Contemporanea con una retrospettiva su Roy Lichtenstein. Perchè una mostra su di lui? "Perchè è attuale - dice l'assessore Finazzer Flory - non è un caso se i contemporanei come Yayoi Kusama (o lo stesso Damien Hirst, con i suoi Spot paintings, aggiungiamo noi) hanno fatto del punto la loro cifra stilistica. E poi Lichtenstein rivela uno humour, un senso ironico che l'arte contemporanea ha perso, perchè se la tira troppo: un campanello d'allarme, perchè significa che è troppo stressata".

IL PERCORSO - Non aspettatevi una mostra antologica. Il curatore Gianni Mercurio, con lo stesso ruolo dietro le mostre milanesi su Andy Warhol, Basquiat e Keit Haring (tutte "brandizzate" Triennale), ha scelto un percorso tematico che punta sul Lichtenstein meno noto e "più privato", spiega. Non aspettetevi nemmeno una gallleria dei comics più celebri: sui pavimenti delle sale si allungano le ombre delle sculture e alle pareti campeggiano le opere ispirate agli artisti più amati da Lichtenstein: Picasso, Mondrian, Klee. O i nostri futuristi: l'immagine simbolo di Meditations on art è Red Horsemen, tratto da Il cavaliere rosso di Carrà. "Il concept della mostra è ispirato a una frase che Lichtenstein mi disse - con una punta di amarezza - quando lo conobbi a Roma: Gran parte del pubblico mi conosce quasi solo per i fumetti e i puntini. In realtà ho fatto ben altro". Continua: "L'obiettivo era raccontare ciò che davvero premeva a Lichtenstein: indagare l'arte come percezione visiva".

A LEZIONI D'ARTE - L'artista aveva lavorato lungamente sulla percezione. Infatti, studiò arte attraverso il metodo particolare del flash lab: in una camera oscura venivano proiettate per poche istanti le immagini di opere d'arte e gli studenti dovevano lavorare sulle sensazioni che queste lasciavano. "La mostra si intitola Meditations on art e non è un caso: la produzione di Lichtenstein deriva dalla sua conoscenza dell'arte e sugli effetti della sua fruizione, in cui fondamentale resta il contatto con l'opera, piuttosto che la conoscenza mediata da un libro o da un catalogo". Come dire: Lichtenstein è in città, approfittiamone.

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