Un americano a Milano

Viaggio per la città, raccogliendo briciole d'arte, cultura, cucina e moda. Tutto a Stelle e Strisce

Edward Hopper a Palazzo Reale, Steve McCurry a Palazzo della Ragione e Christopher Makos da Photology. Tre artisti, tre epoche diverse, tre Americhe diverse: Hopper l'ha immortalata negli anni Venti, Makos nei giorni della Factory warholiana, McCurry durante l'11 settembre. Al loro minimo comune denominatore è dedicato questo percorso, ai mitici States, cercando le tracce d'America a Milano.

ON THE ROAD - Zaino in spalla, si parte, on the road come direbbe Kerouac. Lui e gli altri scrittori della Beat Generation conoscevano Fernanda Pivano, che a Milano ha vissuto e a cui ha lasciato un Fondo che porta il suo nome. Custodito nella Biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano, permette di consultare non solo i libri di Ferlinghetti e soci, ma anche video, documenti audio, manoscritti, fotografie e corrispondenza appartenuti all'intellettuale scomparsa quest'estate. Dalle pagine ai mattoni, quelli di via Armonari 14: nel 1918 qui c'era l'Ospedale della Croce Rossa Americana. Era estate quando vi giunse un paziente molto speciale: Ernest Hemingway. Ferito sul fronte del Piave, in via Armonari conobbe l'infermiera Agnes, se ne innamorò e ideò Addio alle armi, la cui eroina Catherine Barkley era ispirata alla crocerossina.

EVERGREEN - Il percorso è appena cominciato ma se già sentite il bisogno di un break, sostate almeno in un luogo pertinente. È concessa una bagel alla California Bakery, o un caffè (americano, of course) da American Donuts. L'energia dovrebbe bastare per proseguire. Prendete il Cenacolo vinciano, uno dei luoghi più visitati dai turisti a Milano oggi, come ieri. Melville, il papà di Moby Dick, corse a vederlo nel 1857, quando il refettorio di Santa Maria delle Grazie era considerato alla periferia della città. Da quel che ne racconta Mark Twain pare un miracolo che l'Ultima Cena sia giunta fino a noi, scrive nel 1867: "Qui a Milano, in un'antica chiesa in rovina, ci sono i pietosi resti del più celebre dipinto del mondo...". Al fascino del capolavoro di Leonardo non sfugge nemmeno Andy Warhol: famose le sue stampe pop che lo riproducono, il ciclo The Last Supper appunto. Alexandre Iolas, direttore artistico della Galleria Gruppo Credito Valtellinese, commissionò a Warhol quel ciclo di opere in occasione dell'inaugurazione della galleria a Palazzo delle Stelline. Così il papà della Pop Art arrivò a Milano per visitare il Cenacolo e ne fu conquistato. La mostra inaugurale di Warhol fu tra le ultime dell'artista, ma per scoprire la sua ossessione verso l'Ultima cena potete leggere The Religious Art of Andy Warhol di Jane Daggett Dillenberger.

SHOPAHOLIC - Ossigeniamo un po' il cervello con un po' di svago, magari alle Colonne di San Lorenzo. Qui c'è un negozio che trasuda una "americanità" fatta di surf, motociclette e cowboy: Waimea. In zona, anche l'unico store milanese di American Apparel e a proposito di brand, come non nominare il fresco di apertura Abercrombie & Fitch, in piano centro città? Non lontano da qui, Fiorucci. Questo marchio made in Italy furoreggiava nella NY degli Eighties, forse anche per questo il grande street artist Keith Haring dipinse una parete del negozio milanese nel 1985, su invito di Elio Fiorucci. Modernariato, gadget ma anche numeri da collezione della rivista Life li trovate invece in Brera, da New York Society. Infine, il luogo simbolo di Milano, il Duomo. Andate, entrateci o salite sul suo tetto, dove "c'è la più bella vista della pianeggiante Lombardia", almeno secondo Henry James, che lo visitò nel 1877.

THE END - Per premiare le fatiche del nostro viaggio a stelle e strisce, una cena o magari un brunch domenicale ancora più easy, sembrano i trofei perfetti, purchè in american style, si capisce. Concediamoci allora una visita al Columbus, tra hamburger e patatine fritte, infuocata cucina tex-mex o dolci cheesecake. Oppure chiudete con un brindisi in onore al cocktail Americano (bitter e vermouth rosso), padre del Negroni (gin, bitter e vermouth rosso) e dello Sbagliato (spumante brut, bitter e vermouth rosso). Dove? Al Bar Basso, dove quest'ultimo fu inventato negli anni Sessanta.