Tino Sehgal a Milano

L'artista tedesco "occupa" la Galleria d'Arte Moderna

Siate diligenti e preparatevi la lezione a casa: nessun testo di presentazione accompagna la prima personale in Italia di Tino Sehgal, a cura di Massimiliano Gioni per la Fondazione Nicola Trussardi.

LA SCENOGRAFIA - A gennaio 2008 Palazzo Litta riapriva le porte alla città mostrando tutto il suo splendore in occasione della retrospettiva di Peter Fischli & David Weiss. Prosegue in questa direzione la politica della Fondazione, tutta volta a proporre la migliore arte contemporanea d'avanguardia (che continua a mancare nei nostri musei) in contesti di alto interesse culturale ma spesso dimenticati, come la sede della Galleria d'Arte Moderna GAM, recentemente ristrutturata dopo anni di difficoltà tecniche e gestionali.

IL RECITAL - Non cercate didascalie nè tantomeno le opere: i quadri esposti nella sontuosa Villa Reale sono parte della storica collezione civica, ma qui fanno solo da cornice per le sculture viventi di Tino Sehgal. Tra opere di Medardo Rosso, Giuseppe De Nittis e Giuseppe Pellizza da Volpedo, 70 persone ingaggiate tra attori e cantanti interagiscono continuamente con il visitatore coinvolgendolo in una sfera di azione/reazione artistica. Nascosti tra le nicchie, travestiti da guardie del museo, specchiati nella grande sala del palazzo, questi personaggi ci guidano in un gioco surreale rendendoci parte dell'opera, che esiste solo nel momento della sua realizzazione.

L'IDEA - Quello che distingue l'artista dalla tradizione degli Happenings è il rifiuto di registrare o documentare questi eventi artistici. L'assenza di ogni traccia fisica non solo rende complessa l'esistenza commerciale dell'opera d'arte, ma mette anche in luce il problema di come e dove l'oggetto artistico esiste effettivamente. Siamo quindi in un territorio concettuale slegato dal vecchio concetto di bello estetico che invece trasuda la villa da ogni minuzioso dettaglio borghese. Per quanto possa essere spiazzante questa mostra per una fetta del pubblico più conservatore, vale la pena farci visita. Si protranno al limite consolare con i capolavori dell'Ottocento Italiano che spesso dimentichiamo di avere.