Ti conosco mascherina

I libri, per salvarsi dalla catastrofe Fahrenheit, si cammuffano in opere d'arte, in mostra alla Fondazione Biblioteca di Via Senato

Nell'immaginario contemporaneo, il libro d'artista è diventato come la discomusic: poco impegnato, di secondaria importanza e dal sapore anni '70. Da sempre banco di prova per gli artisti, negli ultimi anni ha perso progressivamente la sua attrattiva, offuscato da mezzi artistici con un maggiore impatto visivo.

LE DISAVVENTURE DEL LIBRO - La rassegna Un libro in maschera, alla Fondazione di Via Senato, a cura di Gioia Mori, supera la tradizionale indagine storico-cronologica per gettare nuova luce sul libro d'artista, con un percorso sofisticato che sottolinea la sofferenza del libro nel corso della storia e le avventure dei bibliotecari custodi della memoria. La voce di Nico, un concerto di Bach e un valzer di Shostakovich costituiscono un morbido accompagnamento musicale per un percorso concettuale, una cerimonia di riparazione compiuta da 25 artisti bibliofili.

IN PRINCIPIO FU IL FUTURISMO - Il libro d'artista compare per la prima volta con le Avanguardie storiche del Novecento ed in particolare con il Futurismo, un prodotto artistico quindi con profonde radici milanesi, per poi raggiungere il successo negli anni '70. In questa sede non può perciò mancare Filippo Tommaso Marinetti con le sue parole libere e indistruttibili, la proiezione grafica di Fortunato Depero. Si aggiungono poi altri artisti cronologicamente più vicino a noi, come Bruno Munari con la sua disarmante ironia e le parole cancellate si Emilio Isgrò.

SURROGATO D'ARTISTA - Ciò che rende prezioso il libro d'artista è il suo formato ridotto, che lo fa diventare un surrogato dello stile del suo creatore e l'aurea di sacralità della parola che contiene. Facile è il gioco di riconoscimento dell'autore: un'autentica scelta di stile si riconosce a colpo  d'occhio e stimola ricordi di opere già incontrate. E' così che non si può non pensare al Disco di piazza Diaz guardando il libro-scultura di Arnaldo Pomodoro, o a quella volta che Christo e moglie impacchettarono, come il libro in mostra, il monumento a Vittorio Emanuele in piazza del Duomo, nel lontano 1970.

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