Textile Files: dall'archivio di Massimo Osti

Dalla materia allo stile: le vie della sperimentazione di un innovatore tessile

RESTYLING - Nuova stagione nuovo look! La Rinascente di piazza Duomo inaugura il suo restyling nel migliore dei modi, aprendo la terrazza del 7° piano al pubblico per l'allestimento della mostra dedicata al designer Massimo Osti scomparso di recente. L'evento è promosso da Milano Unica, il Salone italiano del tessile europeo di qualità (12-15 settembre a Fieramilanocity) giunto alla terza edizione, in collaborazione con la famiglia Osti, Vogue e La Rinascente.

INNOVAZIONE, RICERCA, SPERIMENTAZIONE - "Questi i denominatori comuni del designer Massimo Osti che, alla fine degli anni '70, cambiò le regole del mondo della moda, intraprendendo strade fino ad allora sconosciute". Con queste parole si esprime Franca Sozzani, Direttore Responsabile di Vogue Italia. Nuove forme e nuovi tessuti venivano realizzati, intrecci di materie avveneristiche, precursori di tutti quei materiali che oggi invece sono di uso comune. La passione per la sperimentazione è uno dei motivi conduttori di tutta l'attività di Massimo Osti, che nasce inizialmente come grafico a Bologna alla fine degli anni '60. Da allora una carriera in salita, ricca di idee originali e progetti fuori dagli schemi classici e dai canoni della moda. In tutte le sue linee di abbigliamento la parola d'ordine è ricerca che attraversa l'intero processo creativo del capo.

CREATIVITA' FUNZIONALE - Il suo intuito da alchimista metropolitano lo spinge verso nuove forme di sperimentazione sui materiali e sui fissaggi. Un esempio l'Ice Jacket di Stone Island (autunno/inverno 1990), una giacca termosensibile in tela mimetica, o ancora Electric –J di OM Project (primavera/estate 1999), un capo protettivo dai campi elettromagnetici, entrambi i pezzi sono visibili alla mostra. Nel complesso la mostra rappresenta una sorta di percorso sensoriale, tra vista e tatto, là dove la materia si fa tessuto e incontra il colore per dare vita a forme sempre nuove e capi unici da indossare nella vita di tutti i giorni. In controtendenza con il mercato delle griffe internazionali i capi di Osti non rimandano a mondi costruiti e irreali. L'assenza dalle passerelle e le campagne pubblicitarie in cui il centro del messaggio è il prodotto, spogliato di ogni altro elemento, seguono la volontà del designer di puntare soltanto sull'innovazione creativa e funzionale dei suoi abiti. "Vorrei arrivare un giorno a produrre una sorta di collezione globale, che tenga conto di ogni cosa: prezzo, clima e funzioni, e possa essere indossato proprio da tutti, dovunque, in ogni momento... fare vestiti performanti al minor prezzo possibile, questa è la vera sfida".

BIBLIOTECA DEL TESSUTO - Tra i marchi di abbigliamento più noti ricordiamo: C.P. Company, Boneville, Stone Island e C.P. Collection. Il designer ha inoltre firmato alcune linee di abbigliamento tra cui Superga, i pantaloni Equipment for Legs ideati da Dockers e le giacche ICD disegnate per Levis. L'Archivio Osti è conservato oggi a Bologna, dove si trovano ben 2500 capi e 50.000 campioni di tessuto provenienti da più di 360 fornitori tessili e laboratori di fissaggio. L'Archivio custodisce un prezioso know-how e rappresenta una vera e propria biblioteca del tessuto, sempre attiva e aggiornata, uno strumento di studio indispensabile per capire l'evoluzione del tessuto e della moda degli ultimi 30 anni in Italia.