Sculture Oversize

Le originali opere di Fabrizio Pozzoli trasformano gomitoli di fil di ferro in uomini e donne a cui manca solo la parola

Davanti a una scultura di Fabrizio Pozzoli ci si chiede per prima cosa come avrà fatto. Dopo, arriva la constatazione che il ragazzo deve avere pazienza da vendere, e indubbia genialità. Le grandi teste umane di Pozzoli sono esposte alla Galleria Montrasio Arte di Milano insieme a busti maschili e ad altre sculture di più piccole dimensioni, ma il titolo dell'esposizione resta emblematico: Oversize. Le opere più recenti sono accomunate dalle grandi fattezze, ma sottesa ad ogni lavoro c'è una cifra non solo tecnica, ma anche stilistica: il filo di ferro (o di rame) di cui sono fatti.

ARTE "A BRACCIO" - In mostra ci sono una dozzina di opere e anche alcune immagini in bianco e nero, scattate da Gianni Berengo Gardin che ritraggono il giovane milanese al lavoro nel suo studio. Le opere di Pozzoli sono sculture antropomorfe realizzate interamente piegando del fil di ferro, poi trattato per evitare che la ruggine le assalisca, o al contrario sono lasciate volutamente ossidare. L'artista lavora senza studi preparatori, senza supporti intorno a cui lavorare, insomma Pozzoli crea le sue opere andando "a braccio", tanto per usare il gergo giornalistico.

SCARABOCCHI TRIDIMENSIONALI - La sfida che si trova davanti Fabrizio Pozzoli è quella di dare una forte impronta espressiva a volti che, per via della materia di cui sono fatti, non possono contenre dettagli fisiognomici. Soltanto guardando quel garbuglio di filo si potrà emettere la sentenza: sfida vinta o sfida persa? La parola allo spettatore, come sempre. Eppure si avverte un soffio di vita dietro a quei volti, simili a degli "scarabocchi tridimensionali" venuti fuori da un'enorme matita di ferro piuttosto che di grafite. Una matita manovrata da un artista intimamente legato a quei volti, a quel filo che dipanandosi crea arte.

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