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Veronica Dell'Agostino. Provocatoria, grottesca e molto altro ancora

La Galleria Perform di La Spezia inaugura la prima mostra di un ciclo che vedrà protagonisti una serie di personali di giovani artisti che lavorano con uno stile provocatorio e grottesco, spesso crudele e sanguinario, che ha sempre caratterizzato le intenzioni della galleria e che troverà pieno sfogo fino alla fine dell'anno in un ciclo ininterrotto di nuove sperimentazioni. La scelta per la prima mostra cade su Veronica dell'Agostino.

L'artista crea delle microstorie grazie a dittici e trittici fotografici che illustrano situazioni paragonabili a quelli di una "fiaba nera". Dal bambino con i chiodi negli occhi alla storia della piccola Anastasia che uccide il suo compagno di gioco per una bambola. La narratività delle storie è accentuata dal fatto che ogni opera è completata da una piccola narrazione dei fatti stampata sulla stessa foto, come se si trattasse di una fiaba illustrata, come se avessimo davanti un volume per l'infanzia.

E i protagonisti sono appunto i bambini. Un mondo di bambini e adolescenti, immaturi e cattivi, che si autoinfliggono del dolore quasi provandone piacere o che si feriscono a vicenda come se fosse un gioco, un modo qualsiasi di utilizzare i propri giocattoli, con una spietata naturalezza. 

L'unica opera singola della mostra tratta della storia di due sorelle siamesi, di cui una folle. La storia è descritta da una filastrocca della stessa artista, che termina con i due versi che danno il titolo all'esposizione: "Avere un corpo solo non è una gran cosa, se lo devi dividere con una pazza pericolosa".

Lo capiamo meglio se notiamo che quelli che a una prima occhiata sembrano bambini, sono in realtà adulti travestiti e la loro è quindi una finta innocenza, usata per mascherare e giustificare l'orrore di cui sono protagonisti e che trasforma le situazioni al punto tale da farle diventare quasi comiche, ironiche. Non per questo meno cattive, ma di una cattiveria in costume, che assume dei toni falsi e irreali e che quindi possiamo osservare senza provarne paura, quasi con un senso di attrazione.