Piero Guccione e il mare a Milano

Una mostra a Palazzo Reale apre una finestra su un artista alla serena ricerca della bellezza infinita

Nel mezzo di una Piazza Duomo scottata dal sole si trova un'oasi di freschezza all'ombra di Palazzo Reale. Se lì vi troverete davanti a sconfinate pianure marine appena increspate dal vento, sappiate però che non è un miraggio, siete solo finiti alla personale milanese di Piero Guccione.

UNA FINESTRA DA APRIRE - Adorato da Sgarbi (che ha ideato la mostra), l'artista siciliano si distingue per la strordinaria tecnica, base inattacabile della sua pittura grazie a quelle pennellate stese con delicatezza e perizia sulla tela. Di sé dice Guccione: "Le mie scelte sono dettate dall'istinto, senza alcun vincolo, se non il rigore della forma e dell'esecuzione". Già, ma di quali scelte parla? Per esempio di quelle relative all'oggetto della sua arte, ovvero di luoghi e paesaggi, situazioni e oggetti comuni, come dimostra in 80 opere l'esposizione in corso a Milano (peraltro a ingresso gratuito) che testimonia l'intera carriera di Guccione. Si comincia dal ritratto di una finestra, appartenente al periodo romano  del pittore - quello in cui prendeva parte al gruppo Il Pro e Il Contro, quello in cui era assistente di Renato Guttuso all'Accademia d'Arte. Straordinaria la tecnica prospettica e la precisione del tratto: tutto invita a posare delicatamente la mano sulla maniglia e aprire la finestra. Cosa ci sarà oltre?

SCICLI, MILANO - Visitatori e artista lo scopriranno andando a Scicli. Non ci sono aerei da prendere, basta cambiare sala e lasciarsi prendere dai paesaggi del periodo "siciliano" di Guccione, che dal 1979 è tornato a lavorare nella sua città natìa. Mare, mare e ancora mare. Ecco cosa c'è fuori dalla finestra. La luce viene impiegata magistralmente dall'artista, che mischiandola ai colori ne fa uscire opere che inducono lo spettatore a cambiare stato d'animo. Non importa come stiate prima della mostra, durante e dopo sarete sereni. E non c'è bisogno di leggere i pannelli appesi a Palazzo Reale per rendersi conto che questa pittura ha molto a che vedere con il concetto di infinito, quello leopardiano. un infinito che non angoscia, anzi. Spiega l'artista: "Solo stupore, e uno sconfinato senso di meraviglia, di commozione per tanto e sublime ordine, oltre alla gratitudine profonda verso la vita che ci offre questo alto e silenzioso spettacolo". Quello del mare, quello di Scicli, Sicilia, Milano, Palazzo Reale.