Mario Nigro

Emozioni catturate, congelate perchè non si disperdano

Si aprono come frange di colore sospese nella luce, nel vuoto del bianco artificiale. Questo è il primo effetto che le tele di Mario Nigro suscitano all’occhio del visitatore, come se si trattasse di una sorta di emozioni catturate, congelate, per evitare che si disperdano nella inconsistenza dell’aria e dello spazio. Eppure le pennellate monocrome ad olio su tela o ad acquarello su carta, dense e compatte le prime, più liquide le seconde, sono ben tangibili nello spazio sobrio e spoglio che le ospita. Sarà anche per questo motivo che il ciclo di opere di Mario Nigro degli anni 1991-1992 esposte alla galleria A arte Studio Invernizzi fino al 5 maggio si chiama Meditazioni. Perché una volta tanto, dopo il frastuono incondizionato a cui il nostro sguardo è quotidianamente sottoposto, queste forme geometriche di colore puro, dilatano e diluiscono emozioni neutre, fra loro armoniche, che richiedono un mite raccoglimento.

Dopo la “metafisica del colore” della fine degli anni Settanta, dopo la “teoria dei punti, macchie e orme” della seconda metà degli anni ottanta, l’artista italiano approda alla fase surriscaldata delle stratificazioni verticali di pennellate intitolate addirittura al demonio, da cui poi si distaccherà. Con “Meditazioni” il clima è molto diverso. Queste tele segnano una svolta nella produzione tarda dell’artista, un cambiamento dopo la rottura di “Terremoto”. In questo mosaico dalle tonalità pastello, riconosciamo pennellate brevi, ad un solo colore, poste in sequenza e mai mescolate, talvolta sovrapposte, chiazza accostata a chiazza, striatura su striatura, rafforzando così gli elementi linguistici basilari articolati su minime variazioni, tanto cari anche all’ultimo Monet.

Il richiamo agli Impressionisti è doveroso non tanto per un’affinità stilistica, quanto per una comunanza etica. La volontà di fare della pittura uno strumento di conoscenza e riflessione sulla realtà e il mondo circostante. Nigro chiama direttamente in causa il ruolo sociale dell’artista incarnato dagli Impressionisti, rivoluzionari in pittura quanto nelle scelte ideologiche ed esistenziali…” così scrive Giorgio Verzotti che ha curato il catalogo pubblicato in occasione della mostra, contenente le riproduzioni delle opere esposte in galleria, uno scritto di Mario Nigro e un apparato bio-bibliografico.

La geometria di queste forme è organica, la traccia visibile del gesto pittorico non risponde ad altro principio se non quello dell’intuizione e dei sensi. “Meditazioni” rappresenta un esperimento di nuova razionalità, un repertorio di colori e forme, un esercizio di stile che ridefinisce il vocabolario dell’artista e i suoi elementi base del linguaggio pittorico che lo porteranno verso una nuova direzione, una nuova razionalità.

In occasione del prossimo MiArt 2006 (30 marzo – 2 aprile 2006) la galleria A arte Studio Invernizzi sarà presente presso il padiglione 15 Hall 2 Stand F 07. Le opere esposte riflettono la linea dell’operare della galleria. Di Mario Nigri verranno presentate opere del ciclo “Dallo spazio totale” degli anni ’50 e del ciclo delle “Strutture” dei primi anni ’90.