Maragret McCann

Stupore, eccitazione, disagio o assuefazione per il vissuto quotidiano. L'invadenza dei volumi e degli spazi

"Gli italiani hanno un modo molto diverso di pensare all'architettura, al paesaggio, al lavoro, al piacere, alla politica e all'arte... è qualcosa che è molto difficile poter riportare solo a parole" Margaret McCann.

Margaret McCann torna in Italia, alla Galleria Antonia Jannone, dopo 8 anni dalla sua prima mostra nel nostro paese. Pittrice americana originaria di Cleveland, Ohio, dopo un percorso di studi prima alla Washington University di St. Luis, poi alla New York School of Drawning, Painting and Sculture, si diploma alla Yale School of Art nel 1985. Nello stesso anno approda in Italia con una borsa di studio, per insegnare all'American College di Roma, dove vivrà per 7 anni. Il contatto con i monumenti e le architetture romane ispirano una serie di opere oggetto della prima personale alla galleria Jannone di Milano nel 1997, dal titolo "Aspettando il 2000".

Come altri artisti della sua generazione, tra cui Mary Cassat, Margaret McCann è considerata un'americana di "adozione" europea per motivazioni culturali e scelte di vita. Filo conduttore delle sue tele, lo straniamento dell'Io nei confronti del mondo esterno. Stupore, eccitazione, disagio o assuefazione per il vissuto quotidiano, l'invadenza dei volumi, degli spazi, delle figure nei diversi contesti storici, siano essi contemporanei o futuribili come avanguardie del primo novecento, trovano terreno fertile in quest'artista capace di coniugare il classicismo del Mantegna ("Weightlifter", 1993-97) o di Piero della Francesca, con l'estro fantasioso dei manifesti e cartoon americani ("Call me Marge", 2004).

Impossibile non notare la fine influenza della metafisica di De Chirico o Dalì, mentre i nudi maschili e femminili prendono forma all'interno di monumenti importanti come il Colosseo, svelando all’occhio una certa intimità, un’unità e un rigore statico, ma paradossalmente in movimento. Dovunque vada, si trova sfasata in specie quanto a grandezze: lei minuscola, soverchiata da cose enormi, o viceversa. E lo stesso succede anche in sua assenza, fra le figure di una scena inanimata e muta. Ma mai inerte: perché il ribaltamento dei volumi vi instaura fra le cose una tensione metafisica (dalla prefazione al catalogo della mostra a cura di F. Dentice). La forza e lo spessore delle nostre architetture si assimilano alla figura umana, spesso nudi sdraiati o in posizione quasi fetale, come il ritratto di donna all'interno del Colosseo che ricorda molto la Danae di Gustav Klimt. Dunque la donna, sempre in primo piano e protagonista di questa rassegna. Ma soprattutto vediamo il volto dell'artista, o meglio, la sua testa anche scoperchiata come un contenitore... una compatta sequenza di autoritratti "mentali", lei in primo piano: giovane, bionda, intensa, con gli occhiali sul naso e magari anche la sigaretta in bocca. E sulla testa, come un cappello, il castello intricato e sorprendente dei suoi pensieri. Un labirinto di quelli dove ti puoi smarrire, ma potresti anche ritrovare tante cose dimenticate.

Le 24 tele di Margaret McCann, olio su tela, sono in mostra fino al 1 aprile. Troviamo la recente serie di autoritratti dove l'artista assume le fattezze della Medusa, del Guggenheim Museum di New York e della pittrice messicana Frida Kahlo. In "Frida on my mind" (2003) sono presenti tutti gli elementi simbolici che hanno caratterizzato il lavoro di Frida Kahlo. In particolare la serie di piccoli quadri intitolati "Too much" (2004), "Water ballet" e "Dormita" (2005), richiamano nella mente del visitatore tutto il dramma della malattia e dell'infermità fisica della pittrice messicana.

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