Maestri della scultura in legno

Al Castello Sforzesco si ripercorre l'evoluzione di quest'arte in Lombardia tra 400 e 500

In questi giorni, all'ingresso delle sale Viscontee del Castello Sforzesco si erge [troneggia] un'imponente testa lignea raffigurante Dio Padre, un tempo al centro della chiave di volta del Duomo di Milano. È la prima delle 80 opere che compongono la mostra Maestri della scultura in legno nel Ducato degli Sforza, visibile fino al 29 gennaio 2006.

L'esposizione, ripercorrendo la storia e l'evoluzione di questa arte nel Quattrocento e Cinquecento in Lombardia, mette in risalto la grande forza espressiva concessa dalla materia alle opere.
È senz'altro questa l'occasione giusta per vedere riuniti gruppi monumentali di-spersi da secoli. In particolare, il visitatore potrà apprezzare la ricostruzione di una delle opere più significative del Rinascimento lombardo: l'ancona policroma prodotta dalla bottega dei De Donati e proveniente dalla scomparsa chiesa di San Giovanni in Pedemonte a Como. Per tutta la durata della mostra torneranno l'uno accanto all'altro i quattro pannelli in legno dorato e dipinto che in origine la componevano, ora divisi tra il Museo Bode di Berlino, il Museo della Slesia di Opava e il John and Mable Ringling Museum di Sarasota (USA).

Il percorso espositivo, oltre a seguire un ordine cronologico, si concentra sulle grandi realizzazioni attorno alle quali si raccolsero i maggiori artisti dell'epoca: il cantiere del Duomo di Milano, aperto nel 1387; le grandi ancone per le chiese di Milano, Lodi, Pavia e Como, a fine Quattrocento; infine i grandi complessi devozionali di Piacenza, Pavia Como e Varese, all'inizio del XVI secolo. Il primo nucleo di opere è dominato dalla figura di Michelino da Besozzo, nel primo Quattrocento figura di riferimento nel cantiere del Duomo, di cui sono presenti tre disegni utilizzati come modelli per altrettante statuette di argento sbalzato. La sua influenza è evidente anche nel primo dei Compianti, proveniente dal Duomo di Lodi, l'unico che si è mantenuto integro e conservato nella sua sede originale.

Nel secondo nucleo la scena è dominata dalla famiglia di scultori De Donati, in contatto con Bramante. A un'incisione di quest'ultimo è legato il notevolissimo Presepe del Maestro di Trognano, in cui si abbandona lo sfondo piatto che aveva caratterizzato il periodo precedente a favore di un oculo scorciato.

Nel terzo nucleo l'artista di maggior rilievo è Giovanni Angelo Del Maino, che agì con l'obiettivo di portare la scultura lignea a livelli paragonabili a quelli raggiunti da quella marmorea. Le sue statue sono caratterizzate da grande animazione, apertura e dialogo.

La mostra finisce come era cominciata. L'ultima opera esposta è un'altra grande testa lignea raffigurante Dio Padre, proveniente dal Duomo di Milano, dove probabilmente era parte di un organo o di un baldacchino, luoghi in cui non era possibile porre il marmo. La figura, però, stavolta appare animata, con la bocca socchiusa e il braccio benedicente: ultima tappa dell'evoluzione di un'arte che poco più tardi, con l'applicazione delle norme del Concilio, avrebbe vissuto il suo tramonto.  

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