Le Sculture di Marco Cornini

Linguaggio plastico che evoca le infinite solitudini del nostro essere

Splendide creature in terra cotta del geniale scultore milanese Marco Cornini, prendono forma presso il Casello Ovest di P.ta Venezia a Milano (ingresso libero). Questo luogo storico, caro alla memoria dei milanesi, è stato recentemente restaurato ad opera dell'Associazione Panificatori di Milano e Provincia, denominata ora Casa del Pane.

I capelli lunghi, fluenti, le ciocche ruvide, piene, appena mosse da un vento quasi palpabile seppure immaginario, la fierezza del volto, la sensuale e statuaria grandezza del corpo, invocano "Non sarò preda dei venti". La mano destra tesa lungo il corpo sembra pronta ad un gesto di sfida. Questa "donna di argilla" ci invita a entrare per esplorare le stanze della Casa del Pane.

In realtà varcare la soglia sotto lo sguardo ammonitore e fiero di questa bellezza femminile in terracotta di dimensioni reali mette un po' soggezione (ricorda vagamente la sensuale Lara Croft) ma una volta entrati ogni indugio è sciolto. Lo spettatore-visitatore infatti si trova improvvisamente catapultato nel mondo scolpito in terracotta dei personaggi di Cornini. Anime presenti e assenti, a loro modo, che evocano un ricordo, un sogno, che cercano di carpire un momento nella notte, un incontro clandestino o svelare un'emozione, un segreto. Le storie rappresentate in realtà narrano il vissuto, l'emozione catturata o perduta di un momento (La meraviglia, 1989; Grande contemplazione, 1990; Il giorno felice, 1997; Ripensando a ieri, 2004).

Le forme plasmate dalla materia grezza esprimono una composta armonia, una naturale e arcaica sensualità, una grazia che non forza i lineamenti della carne (Grande nudo disteso, 1998; Spiaggia, 2006). Uomini e donne, ritratti insieme, in quella forma di incomunicabilità tipica dei nostri tempi (Nello stesso letto, 1999), o presi singolarmente, improvvisamente cercano nonostante le apparenze, una via di fuga, anche solo volgendo lo sguardo altrove... oltre una finestra (La stanza, 1997), uno specchio, una parete sottile di un ambiente quasi claustrofobico (Le due notti, 1997), ricreato ad arte con lo stesso spoglio artificio di una scena teatrale, composta e muta. Uno sguardo silenzioso che svela e rivela più di mille parole.
 
"Nel linguaggio plastico si è limitati" spiegava Cornini tempo fa. "Mi costa dirlo ma è così. Bisogna evocare, non si può descrivere". Ciò che infatti emerge palesemente dalle figure dello scultore milanese non è tanto il racconto, inteso come svolgimento compiuto di fatti o descrizione di dettagli e luoghi, quanto piuttosto l'abilità di ricreare un'atmosfera: sia essa strana, inquieta attesa, incapacità di esprimere ciò che si ha nel cuore anche in compagnia di qualcun altro. "Mi ha sempre interessato" prosegue l'artista, "la situazione di vicinanza e insieme di lontananza che si crea nella vita di coppia". I ragazzi e le ragazze rappresentate da Cornini suono cuori e corpi solitari (Le amiche, 2000; Ragazza con i fuseuax neri, bronzo, 2004), esseri separati finanche a se stessi, isole esistenziali che riflettono sulla propria solitudine nel mondo (La ragazza con le scarpe rosse, 2005). Sono il simbolo delle nostre infinite solitudini nel mondo.

Oltre cinquanta le sculture esposte, di grande e medio formato, realizzate dai suoi esordi alla fine degli anni Ottanta sino alle ultime creazioni del 2006. L'esposizione delle opere darà a tutti i partecipanti modo di apprezzare la raffinatezza dei suoi lavori, la materializzazione delle figure da lui rappresentate quasi prendessero vita, ogni particolare è un suggello alla capacità di rifinire in modo straordinario le sue creazioni.